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La droga e il tritolo dei Franco. De Raho: ‘Coltre di omertà protegge le cosche’

6 Febbraio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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operazione tnt 2

di Stefano Perri – Un pestaggio in pieno giorno nel quartiere di Pellaro, estrema periferia sud di Reggio Calabria. Due uomini, Filippo Gironda e Giovanni Ambroggio aggrediscono Mimmo Battaglia e Roberto Berlingeri. Dopo le iniziali percosse avvenute in pubblica piazza, di fronte a un capannello di persone, nessuna delle quali riferirà l’accaduto, i due li caricano in macchina e li portano agli uffici della GF Costruzioni di Filippo Gironda, dove continua il pestaggio. Battaglia e Berlingeri l’hanno fatta proprio grossa: hanno trafugato 2 chilogrammi di tritolo in possesso al clan Franco che adesso vuole recuperali. Pochi giorni dopo, siamo nell’aprile del 2014, Battaglia e Berlingeri saranno arrestati insieme ad altri otto soggetti nell’operazione Tnt, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, e l’esplosivo sequestrato nella relativa perquisizione.

Parte proprio dal pestaggio di Pellaro l’indagine Tnt 2, anch’essa condotta dai carabinieri del Comando reggino, che questa mattina ha portato all’arresto di 8 soggetti, tutti ritenuti appartenenti alla cosca dei Franco, con l’accusa di associazione di tipo mafioso, detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, trasporto e cessione di esplosivo bellico del tipo “C-4” ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

”Grave, gravissimo – dichiara il capo della Procura reggina Federico Cafiero de Raho – che nessuno abbia riferito di quel pestaggio che è avvenuto in pieno giorno nel quartiere di Pellaro. In questo territorio anche le cose più evidenti sono difficili da accertare per il muro di omertà che si solleva attorno. Fossimo in un altro posto, la ‘ndrangheta sarebbe già stata sconfitta da un pezzo”.

Eppure nonostante le difficoltà investigative, le indagini successive, condotte grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali sui soggetti coinvolti, hanno consentito di accertare il fatto che quell’esplosivo trafugato dalla Laura C era stato rubato ad una cosca di ‘ndrangheta. Quella dei Franco precisamente, storica alleata dei clan di Archi Condello, Tegano e De Stefano, egemoni sulla parte nord di Reggo.

Cosca che dopo l’arresto del boss Michele Franco, era passata nelle mani della figlia Pina, aiutata dallo zio Giuseppe Franco, e da Massimo Murina, cugino del martio Consalato Carmelo Murina. ”Ancora una volta è da sottolineare il ruolo delle donne nelle cosche di ‘ndrangheta – prosegue il procuratore De Raho – che molto spesso raggiungono i vertici apicali dei clan”. La reggenza di Pina Franco d’altronde era stata una scelta precisa della cosca. Dopo l’arresto di Michele Franco il testimone sarebbe potuto passare al fratello Giuseppe ed invece era stata designata la figlia Pina per proseguire gli interessi criminali del clan.

Era proprio a lei che i sodali dovevano dar conto dei proventi del traffico di stupefacenti. Era a lei che Filippo Gironda dava conto delle sue attività imprenditoriali. Quello tra la cosca dei Franco e le imprese di Gironda era un rapporto strettissimo, sancito da un ”comparato” che proiettava l’imprenditore direttamente all’interno degli interessi del clan, sebbene non vi fosse alcun vincolo di parentela. ”Ancora una volta si sancisce il collegamento tra la ‘ndrangheta e le attività imprenditoriali – sottolinea il Comandante provinciale dei Carabinieri Lorenzo Falferi – così come avviene nei territori del centro nord anche qui le cosche sono perfettamente inserite nel tessuto economico e commerciale presente sul territorio”.

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Tags: francolaura cndranghetatnt
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