• Home / CITTA / Tnt 2 – Non c’è solo il tritolo: traffico di droga gestito dai Franco
    marijuana

    Tnt 2 – Non c’è solo il tritolo: traffico di droga gestito dai Franco

    di Stefano Perri – Parte dalle indagini per il duplice omicidio di Giorgio Clemeno e Massimiliano D’Ascola l’inchiesta che ha messo le mani sul giro di spaccio di sostanze stupefacenti che ha portato all’arresto di Pina Franco, Massimo Murina e Massimo Piccolo, tre dei presunti affiliati al clan Franco coinvolti nella detenzione del tritolo della Laura C, utilizzato per possibili attentati sul territorio reggino.

    Clemeno e D’ascola erano stati uccisi nel novembre del 2010 nel cuore di Archi, feudo dei clan Condello, De Stefano e Tegano. Un omicidio efferato, commesso intorno alle otto di sera, di fronte allo stabile dove i due abitavano. Pochi colpi contro Giorgio Clemeno, 31 enne, che era stato appena condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a tre anni e sei mesi per traffico di stupefacenti nell’ambito del procedimento ”Eremo”. A Massimiliano D’ascola erano stati sparati quattro colpi al volto, tutti andati a segno. Una brutalità che aveva convinto gli investigatori ad andare a fondo, ritenendo che i due si fossero imbattuti in un regolamento di conti tra clan.

    Proprio dalle intercettazioni di quell’indagine parte il filone che ha portato gli inquirenti dritti verso il clan dei Franco, alleato alle storiche famiglie di ‘ndrangheta del quartiere di Archi, dedito anch’esso allo spaccio degli stupefacenti sul territorio reggino.

    A gestire lo spaccio della marijuana erano appunto due degli odierni arrestati Massimo Murina e Massimo Piccolo. Ma la referente, al quale erano destinati i proventi dell’attività criminale era Pina Franco, moglie del cugino di Murina, Consolato Carmelo Murina, e figlia del boss Michele Franco.

    A lei i due sodali del clan dovevano rispondere per i soldi incassati dallo spaccio della marijuana. In un’intercettazione registrata dagli inquirenti sull’automobile di Massimo Murina, l’uomo chiede a Piccolo di andare con lui a consegnare il denaro proprio a Pina Franco.

    Nelle conversazioni captate dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria i tre parlano anche dei prezzi dello stupefacente. ”Come fanno tutti, cinque grammi 50 euro, Natale ti ha detto che ti da 60. Otto grammi 50 euro sono”.

    Gli uomini del clan discutono sul prezzo di vendita e poi segnalano la possibilità di utilizzare ”lo spruzzo” per inumidire la sostanza ed aumentarne il peso e quindi il valore.

    Un business, quello della marijuana che si stava ulteriormente allargando. E’ lo stesso Murina a rivelarlo, inconsapevolmente, agli investigatori. Nel corso di un’intercettazione l’uomo afferma che gli era stato proposto di incrementare il suo mercato anche attraverso la vendita di eroina e lo sfruttamento della prostituzione, ma di volere per il momento occuparsi solo della vendita dell’erba e recuperare le somme investite prima di impelagarsi nella vendita dell’eroina. Un business che però non ha avuto il tempo di svilupparsi grazie all’intervento della Procura reggina che ha bloccato sul nascere le mire di espansione della cosca.