• Home / CITTA / Filippo Gironda, l’imprenditore pigliatutto al servizio del clan dei Franco
    gironda filippo

    Filippo Gironda, l’imprenditore pigliatutto al servizio del clan dei Franco

    di Stefano Perri – Era Filippo Gironda il volto imprenditoriale della cosca dei Franco, sgominata oggi nell’operazione della Dda di Reggio Calabria. Al noto imprenditore pellarese, titolare di diversi appalti pubblici per il Comune di Reggio, era intestata la ”GF Costruzioni Lavori edili e stradali”, impresa sequestrata dai Carabinieri insieme alle quote societarie della Gicos Srl con sede a Reggio Calabria, ad una villa, due appartamenti, quattro terreni e ad una dozzina tra automobili, motocicli e mezzi d’opera per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
    Quello di Filippo Gironda era un piccolo impero imprenditoriale che secondo la ricostruzione degli inquirenti era messo al servizio della cosca. Tra i sodali del clan Franco, l’imprenditore reggino si era guadagnato l’appellativo di ”compare”. Così il boss Michele Franco lo definiva nel corso di alcuni colloqui in carcere con la figlia Pina, nuova reggente del clan dopo il suo arresto.
    Numerosi sono i contatti tra l’imprenditore e Pina Franco, che in più occasioni lo invita a casa sua per parlare di affari riservati, annunciando al telefono che ”il bambino piange perché chiede di suo compare Filippo”.

    La ”corona” della Locride 
    La figura di Filippo Gironda non è affatto nuova nelle indagini della Procura reggina. Il suo nome appare già nel 2009 nei faldoni dell’inchiesta ”Saggezza” che porto all’esecuzione di 39 ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerosi avvisi di garanzia nei confronti di soggetti, alcuni dei quali, in seguito rinviati a giudizio. Gli indagati erano accusati di aver commesso una serie di delitti, omicidio, rapine, estorsioni, riciclaggio e decine di altri reati, commessi sui territori di Locri, Antonimina, Sant’Ilario, Ardore, Ciminà. sui quali si ipotizzò l’esistenza di quella che fu definita ”corona” della Locride, una struttura di coordinamento che le consorterie criminali avrebbero utilizzato per spartirsi gli affari sul mandamento jonico.
    Tra gli indagati poi rinviati a giudizio nell’ambito di quella inchiesta c’era proprio l’imprenditore pellarese Filippo Gironda, accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare l’associazione mafiosa di riferimento.

    Il summit a San Giovanni di Pellaro
    Secondo le carte dell’indagine Filippo Gironda avrebbe addirittura preso parte ad un importante summit di ‘ndrangheta, tenutosi a San Giovanni di Pellaro a casa degli zii di Gironda, nel corso del quale si sarebbe discusso, tra le altre cose, anche della spartizione di affari, ed al quale avrebbero partecipato i vertici di diverse famiglie di ‘ndrangheta tra i quali anche il boss Nicola Romano, capo locale di Antonimina.

    Gli appalti di Gironda per il Comune di Reggio
    Il nome di Gironda compare poi nella relazione della Commissione d’Accesso che ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria. Secondo quanto evidenziato dagli 007 ministeriali, la GF Costruzioni risulta titolare di diversi appalti per conto del Municipio reggino. Ed in particolare un lavoro del novembre 2011 per il ripristino delle reti fognarie, assegnato con procedura d’urgenza, per una somma di 176 mila euro; un altro appalto in trattativa privata per quasi 100 mila euro per lavori di manutenzione alle reti idriche; un appalto da 53 mila euro in cottimo fiduciario per la sistemazione del cimitero di Archi ed infine un appalto da 50mila euro per manutenzione ordinaria alle reti idriche del centro storico. Già nella relazione degli ispettori ministeriali Gironda compariva attorniato da personaggi poco raccomandabili, tutti con carichi pendenti, del calibro di Giuseppe Leuzzo e Carmelo Consolato Murina, ritenuto affiliato al clan Tegano.

    Il pestaggio di Battaglia e Berlingeri
    Lo spessore criminale di Paolo Gironda si conferma poi anche nell’odierna inchiesta della Dda. E’ lui insieme a Giovannni Ambroggio, alias ”marbizza”, l’uomo deputato al recupero del tritolo trafugato dalla Laura C e rubato alla cosca dei Franco da Mimmo Battaglia e Roberto Berlingeri. Gironda non si fa scrupolo di andare fino a casa dei due, cominciare a malmenarli in mezzo alla strada, di fronte a un capannello di persone, e poi caricarli su un fuoristrada per portarli alla sede della sua azienda, la GF Costruzioni, dove continuerà il pestaggio. Una sorta di spedizione punitiva nei confronti di Battaglia e Berlingeri che però avrà esito negativo. Il tritolo della Laura C non tornerà più nelle mani dei Franco. A poche ore da quell’episodio scatterà infatti l’operazione Tnt, nella quale verranno arrestati proprio Battaglia e Berlingeri, insieme ad altre otto persone, e verrà sequestrato l’esplosivo.

    RETTIFICA: Rettifica sul caso degli omonimi Filippo Gironda (classe ’59 e classe ’75)