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    Quel furto di tritolo raccontato dalle microspie dei Carabinieri

    di Giuseppe Baldessarro  – Aveva fatto un errore “Mimmo”, e aveva coinvolto anche “Roberto”. Avevano rubato dove non dovevano ed avevano rubato tritolo. Due chili di Tnt proveniente dalla Laura C, che apparteneva allo “zio Pino” e ai suoi amici. E ora lo “zio”, Giuseppe Franco, quell’esplosivo lo voleva indietro. Pretendeva che fosse rimesso al suo posto, con le buone o con le cattive. La storia del furto ai danni del clan, dell’arresto di Domenico Demetrio Battaglia e di Damiano Roberto Berlingieri, e della scoperta del tritolo da parte dei carabinieri, è tutto contenuto nelle intercettazioni dell’operazione “Tnt 2”condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria.
    Ne parlano esplicitamente e più volte Massimo Murina, Massimo Piccolo e Giuseppe Zampagnione, non sapendo di essere ascoltati dagli investigatori. Le microspie piazzate sulla macchina di Murina registrano la ricostruzione e i timori della cosca sulla tenuta di Battaglia che, in carcere a Palmi, avrebbe potuto iniziare a collaborare. Murina, secondo il pm che ha condotto l’inchiesta, Stefano Musolino, parla a ragion veduta essendo cugino di Carmelo Consolato Murina, genero di Michele Franco.
    Secondo gli interlocutori registrati dai carabinieri il furto sarebbe stato compiuto da Morabito che avrebbe anche coinvolto Damiano Roberto Berlingieri. Uno sgarro ai danni dei Franco che una volta scoperto l’autore del furto lo avrebbero raggiunto pretendendo a muso duro la restituzione del C4.
    Tutto nasce dal sequestro, avvenuto nell’aprile del 2012, di oltre due chili di tritolo a casa di Battaglia, arrestato nell’occasione proprio insieme a Berlingieri. Dalle indagini successive, però, secondo quanto accertato, è poi emerso che l’esplosivo, originariamente, era nella disponibilità della cosca Franco alla quale era stato sottratto.  Le intercettazioni ricostruiscono almeno un pestaggio ai danni dei due ladri, ad uno dei quali avrebbe partecipato anche Filippo Gironda, noto imprenditore reggino, inserito a pieno titolo nella cosca Franco.
    Botte e “ambasciate” con inviti a rimettere tutto a posto, si sarebbe consumati nel giro di qualche settimana, il tempo strettamente necessario per chiarire chi comanda in alcuni quartieri. Un messaggio “recepito” da Battaglia che però prima di restituire il Tnt, venne arrestato dai carabinieri che, durante la perquisizione, avrebbero trovato e sequestrato l’esplosivo. Una perquisizione che, secondo Massimo Murina, sarebbe avvenuta a seguito di una soffiata. In altri termini i carabinieri sarebbero andati a colpo sicuro, sapendo bene cosa cercare e dove. Dall’inchiesta è anche emerso che  il tritolo era pienamente efficiente e pronto all’uso. In questo senso benché ad essere rubati erano stati i soli panetti, Battaglia sarebbe stato in grado di procurarsi anche i relativi detonatori. Circostanza, anche questa registrata dalla microspie.