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    Seguendo il tritolo della ‘Laura C’: nel 2014 il primo colpo al clan Franco

    L’odierna operazione condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria è la naturale prosecuzione dell’indagine Tnt, che nell’aprile del 2014 portò alla sbarra dieci persone, anch’esse accusate di traffico di esplosivo, armi, sostanze stupefacenti, furti e rapine. Gli arresti in quella occasione scaturivano da un’indagine iniziata nel 2012, con il rinvenimento di 2 chilogrammi di tritolo dello stesso tipo di quello trovato nelle stive della nave “Laura C” affondata durante l’ultima guerra mondiale al largo di Saline Joniche.

    La denominazione dell’inchiesta, Tnt, derivava proprio dalla sigla identificativa del tritolo utilizzato per scopi bellici ed era iniziata dopo l’arresto di Domenico Demetrio Battaglia e Damiano Roberto Berlingieri: nel corso di una perquisizione nell’abitazione di Battaglia, nell’aprile del 2012, i militari avevano scoperto 10 formelle di tritolo di oltre due chili, oltre a 5 detonatori e a numerose munizioni di diverso tipo e calibro, che sarebbero stati probabilmente utilizzati per attentati ad attività commerciali nel territorio di Reggio Calabria.
    Da li partirono le indagini coordinate dalla Procura di Reggio Calabria e dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti degli arrestati, ritenuti contigui, anche per parentela diretta, alla cosca Serraino-Franco operante nella zona sud di Reggio.

    Le rapine
    Tra i reati contestati in quella occasione una serie di rapine messe a segno dal gruppo criminale nel comprensorio reggino. la banda preferiva colpire vittime, di cui conoscevano abitudini e orari, prediligendo in modo particolare anziani indifesi. Solo per citare alcuni esempi, per la rapina commessa a Cardeto nell’aprile del 2012 ai danni di due anziane donne, madre e figlia, Teodoro Moro, originario di Cardeto, temeva che potesse essere riconosciuto dalle due donne o da quel “bast…..o del figlio”, perché “lo avevano visto crescere”. Conosciuti alla banda erano anche una donna ed i suoi familiari a cui Massimo Murina, Alessio Cirillo, Massimo Piccolo e Osvaldo Surace hanno svaligiato la casa, approfittando della circostanza che un parente della donna fosse ricoverato insieme ad una congiunta di Murina, il quale, in tal modo, aveva modo di sapere esattamente quando colpire, essendo l’abitazione della vittima incustodita.
    Tra i numerosi colpi messi a segno anche quello effettuato alla villa di Luciano Lo Giudice. Tra la refurtiva, in parte già recuperata, anche un maxi scooter T-MAX che Battaglia Domenico Demetrio, Berlingeri Damiano Roberto ed altri correi avevano asportato dalla villa sottoposta a sequestro appartenuta al fratello di Nino Lo Giudice alias il “Nano”.