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    L’economia calabrese non è morta definitivamente: il rapporto di Bankitalia

    di Clara Varano – La speranza è l’ultima a morire? Allora classe dirigente e politici calabresi attenti a non perdere il treno. Sì perché l’economia calabrese nel biennio 2014-15 si è stabilizzata e registra timidi segnali positivi nella crescita. Timidi segnali che non sono nemmeno lontanamente vicini ad una crescita minima, ma rappresentano, almeno, un arresto della depressione.

    E’ quanto è emerso dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulle economie regionali, che per quanto concerne la Calabria è stato presentato a Catanzaro nel corso di un incontro con la stampa.
    “Possiamo parlare di timidi segnali positivi – ha dichiarato il direttore della filiale calabrese, Sergio Magarelli – ma non di avvisaglia di ripresa, una ripresa che passa necessariamente dalla crescita di alcuni settori”.
    I segnali positivi evidenziati dal rapporto riguardano le famiglie, i consumi, che nel 2015 sono cresciuti, il credito erogato alle famiglie e la ripresa del turismo.
    “Questo – ha sostenuto Magarelli – non può farci partire con prematuri entusiasmi. La situazione è grave, densa di deficienze strutturali e carenze infrastrutturali che sono sotto gli occhi di tutti”.
    L’elenco delle cose da fare per quello che viene definito “Il malato Calabria” sarebbe lunghissimo e certamente, secondo quanto emerso dall’analisi economica, focalizzarsi sui livelli occupazionali, anche quest’anno in diminuzione, è la strategia da perseguire per evitare di perdere l’evidente treno della ripresa condannando definitivamente la regione.
    Quanto alle cause che frenano l’economia, per gli esperti, prima fra tutte va annoverata la ‘ndrangheta. “L’eliminazione della catena perversa costituita dall’intreccio della criminalità organizzata con i fenomeni corruttivi che si avvalgono dell’usura, del sommerso, del non rispetto della legalità – hanno ribadito – porrebbe certamente le basi per una ripartenza definitiva”.

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