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    “Bacinella”, mezzo secolo di carcere per gli usurai di Siderno

    Tutti condannati i dieci imputati del processo abbreviato scaturito dall’inchiestaBacinella”. Il gup Antonino Laganà non ha fatto sconti agli usurai di Siderno e ha inflitto pene che oscillano dai 12 anni all’anno e 4 mesi di carcere. Sposando l’impianto accusatorio sostenuto dal pm antimafia Antonio De Bernardo, la condanna più “dura”, 12 anni di reclusione e 30 mila euro di multa, è stata rimediata da Domenico Infusini, ritenuto responsabile di associazione mafiosa, estorsione, esercizio abusivo del credito aggravato agevolazione mafiosa e usura, tutti reati aggravati dall’aver agevolato la ‘ndrangheta. Il presunto boss Riccardo Rumbo si è visto infliggere invece, 4 anni, 8 mesi e 9 mila euro di multa per il reato di esercizio abusivo del credito aggravato agevolazione mafiosa. Rumbo, soltanto nel luglio dello scorso anno, era stato condannato a 17 anni di detenzione rimediati all’esito del processo , celebrato con rito ordinario “Bene Comune- Recupero” che ha seppellito sono decenni di carcere le cosche della Ionica. Nel processo abbreviato inoltre, era imputato anche il figlio, Santo Rumbo, condannato a 5 anni, 8 mesi e 15 mila euro di multa per esercizio abusivo del credito e usure aggravate dall’agevolazione mafiosa. Santo Rumbo però è stato assolto dal reato di associazione mafiosa. Per lui l’accusa aveva invocato 10 anni di carcere. Il gup Laganà ha infine condannato Francesco Prochilo a 3 anni e 5 mila euro di multa, Cosimo Vincenzo Albanese e Vincenzo Figliomeni a 3 anni, 4 mesi e 8 mila euro di multa per il reato esercizio abusivo del credito aggravato agevolazione mafiosa. Figliomeni però, è stato assolto dal reato di usura. È di 4 anni, 6 mesi e 8 mila euro di multa la condanna rimediata da Isidoro Marando, ritenuto responsabile di esercizio abusivo e usura aggravata; per lui il gup ha ravvisato di concedere le attenuanti generiche. Massimiliano Minnella e Daria Piscioneri sono stati condannati a 1 anno e 4 mesi di detenzione ciascuno per il reato di favoreggiamento. Nei loro confronti è stata esclusa l’aggravante dell’aver agevolato la ‘‘ndrangheta. Infine ammonta a 7 anni la condanna inflitta a Davide Gattuso. Per lui la Dda aveva richiesto una condanna a 12 anni. Il 39enne è stato ritenuto colpevole di esercizio abusivo del credito e usura aggravata e della tentata violenza privata ai danni di Teresa Figliomeni. Assolto però dal reato di estorsione ai danni della donna. Supera quindi il primo scoglio processuale l’inchiesta “Bacinella”. Secondo l’accusa , e adesso secondo il gup, è stato squarciato il velo su «una pericolosa organizzazione criminale di usurai», com’è stata definita nel corso della conferenza stampa tenuta dopo gli arresti, legata secondo la Dda alla ‘ndrangheta di Siderno. La base operativa era un distributore Esso all’uscita nord della città, di proprietà di Infusini, dove i presunti cravattari si riunivano con la benedizione dei “cristiani”. Era lì che la banda della “bacinella” – dal nome della cassa comune – organizzava le proprie attività, pensando come strozzare con tassi da paura, che arrivavano al 500% annuo, le proprie vittime e come distribuire le legnate in caso di resistenza. La testa di tutto, secondo il procuratore aggiunto Nicola Gratteri e il sostituto De Bernardo, era Riccardo Rumbo, che anche dal carcere, tramite il figlio Santo, avrebbe continuato a gestire tutti gli affari. Il giovane, secondo la Dda, si sarebbe occupato per conto dell’organizzazione, seguendo le direttive del padre, dello specifico settore dell’esercizio abusivo del credito e dell’usura, «proseguendo l’opera del genitore – si legge nelle carte dell’inchiesta – e ricevendo disposizioni nel corso dei colloqui in carcere». Anche se il giovane è stato assolto dall’associazione mafiosa, la sentenza del gup sottolinea come l’intuizione dell’Antimafia fosse corretta e valida processualmente.

    Angela Panzera