• OPERAZIONE BACINELLA 2

    Tassi usurai fino al 500%: Colpo ai Commisso di Siderno, 18 arresti della Guardia di Finanza (VIDEO)

    di Stefano Perri – Prestavano soldi sporchi agli imprenditori della locride e li richiedevano indietro a tassi usurai che arrivavano fino al 500%. Quella messa in piedi dal gruppo criminale sgominato stamani dall’operazione dal gruppo di Locri della Guardia di Finanza, con il supporto dello Scico di Roma e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, era una vera e propria lavatrice di denaro sporco. Le somme, proventi di altre attività illecite legate al sodalizio della potente cosca dei Commisso di Siderno, erano versate sempre in contanti, variavano tra i dieci e i ventimila euro. Venivano consegnate nelle mani di imprenditori in difficoltà e nel giro di poco tempo venivano richieste indietro a tassi da strozzinaggio, il più delle volte accompagnati da percosse, violenze e minacce di ogni genere. Prestiti che avvenivano con assoluta celerità tanto che spesso le somme da consegnare agli imprenditori disperati venivano reperite nel giro di poche ore. In alcuni casi i membri del clan arrivavano a coprire i prestiti attraverso fatture false per prestazioni di servizi mai effettuate.

    GLI ARRESTATI – La base operativa del gruppo era il distributore di carburante Esso in pieno centro a due passi dalla stazione ferroviaria. L’enorme flusso di denaro contente che ogni giorno passava dal distributore funzionava da copertura per i prestiti usurai gestiti dal clan. Era da lì che partivano gli ordini per i prestiti di denaro. A gestirlo era uno degli odierni arrestati, Domenico Infusini (42 anni). Insieme a lui in manette anche Santo Rumbo (26 anni),  Isidoro Marando (57 anni), Davide Gattuso (40 anni), Giuseppe Antonio Figliomeni (67 anni), Vincenzo Figliomeni (53 anni), Cosimo Vincenzo Albanese (63 anni), Cosimo Figliomeni (50 anni), Rocco Iennero (38 anni), Leonardo Policheni (66 anni), Francesco Prochilo (48 anni), Riccardo Rumbo (53 anni) tutti destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Ai domiciliari sono finiti invece Massimiliano Minnella (43 anni) e Daria Piscioneri (28 anni), per il delitto di favoreggiamento pesonale commesso aiutando Davide Gattuso nella latitanza, e Domenico Audino (58 anni), Francesco Racco (49 anni), Salvatore Ursino (63 anni) e Giuseppe Saverio Zoccoli (59 anni), anch’essi ritenuti responsabili del delitto di favoreggiamento personale pluriaggravato, in quanto reticenti nelle dichiarazioni rese nel corso delle indagini.

    I REATI CONTESTATI – Le investigazioni della Dda reggina hanno permesso di ricostruire il complesso sistema messo in piedi dagli uomini della cosca. I 18 soggetti arrestati adesso dovranno rispondere a vario titolo dei delitti di associazione mafiosa, esercizio abusivo di attività finanziarie, tentata estorsione aggravata ed usura aggravata dalle circostanze mafiose.

    IL SEQUESTRO DI BENI – Il provvedimento firmato dalla Dda di Reggio Calabria è valso anche il sequestro di beni per un valore complessivo di 3 milioni di euro. Sei le ditte sequestrate, operanti nel settore pubblicitario, della ristorazione, e nel commercio all’ingrosso di abbiagliamento. Sei gli immobili di cui due in costruzione, numerosi terreni, dieci autovetture, quattro motocicli e numerosi conti correnti, polizze assicurative e una serie di orologi preziosi.

    LA ”BACINELLA” COMUNE – L’indagine è il proseguimento dell’operazione Bacinella, condotta dalla Procura reggina nell’agosto dello scorso anno, che prendeva il nome dall’appellativo ”bacinella” usato dagli uomini del clan per definire la ”cassa comune”. A seguito di ulteriori attività di indagine, frutto dell’incrocio dalle risultanza investigative operate sul campo per mezzo di intercettazioni ambientali e telefoniche insieme con i movimenti di denaro e le fatturazioni, i finanzieri del Gruppo di Locri sono riusciti a ricostruire una serie di episodi che non erano ancora emersi nell’ambito della prima indagine.

    LE VITTIME DELL’USURA – Decisivo da questo punto di vista è stato poi il riscontro, offerto da alcune delle vittime accertate, che messe di fronte all’evidenza dei fatti dimostrati dalle intercettazioni, hanno reso dichiarazioni circa i rapporti intrattenuti con il gruppo degli usurai, confermando in questo modo il quadro probatorio costruito dagli inquirenti.

    Gli imprenditori usurati operavano tutti sul territorio di Siderno e nei centri limitrofi di Mammola, Portigliola, Locri. In particolare le attività erano nel settore edile e commerciale. In totale, delle otto vittime accertate, quattro hanno deciso di collaborare mentre altre quattro hanno negato i reati anche di fronte all’evidenza, tanto da risultare ora indagate per favoreggiamento personale e sottoposte agli arresti domiciliari. Segno dell’enorme capacità intimidatoria del gruppo che si avvaleva del sostegno del potente clan Commisso di Siderno.

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