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‘Ndrangheta a San Ferdinando: arrestato anche un appuntato dei carabinieri

3 Luglio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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san ferdinando

di Stefano Perri – Il cerchio si è allargato. La lente degli investigatori ancora puntata sugli affari delle cosche di San Ferdinando. Dopo l’operazione del novembre 2013, nella quale rimasero coinvolte 24 persone ritenute affiliate alle ‘ndringe della cittadina della Piana di Gioia Tauro, questa mattina i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, insieme con i militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori ”Calabria”, della Compagnia Speciale e e unità cinofile del GOC di Vibo Valentia, con l’ausilio di un velivolo dell’8° Elinucleo dei Carabinieri, hanno messo a segno un altro importante risultato.

Undici in totale sono i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Distrettuale Antimafia (I NOMI E LE FOTO). Gli arrestati sono ritenuti affiliati alle cosche Bellocco Cimato e Pesce Pantano di San Ferdinando, dovranno rispondere dei reati di associazione mafiosa, concorso in detenzione e porto di armi da fuoco da guerra e clandestine, concorso in detenzione e vendita di un ingente quantitativo di marijuana.

Il carabiniere infedele – Nell’indagine è finito anche un appuntato dei Carabinieri, Pasquale Sannuto, nato a Cosenza il 27 marzo del 1980, trasferito già nell’ottobre dello scorso anno a seguito delle risultanze della prima inchiesta su San Ferdinando. L’uomo è accusato di aver rivelato notizie di ufficio, che avrebbero dovuto rimanere segrete, aiutando gli appartenenti della cosca Bellocco Cimato ad eludere le investigazioni in corso. Secondo quanto accertato dagli investigatori, i suoi riferimenti erano i capi Ferdinando Cimato, Gregorio Malvaso e Giuseppe Gioffrè. L’uomo adesso dovrà rispondere del reato di concorso in favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

La marijuana albanese e il mandamento ionico – L’indagine ha consentito di ricostruire il traffico di sostanze stupefacenti gestito dalle cosche di San Ferdinando in accordo con  le famiglie di ‘ndrangheta del mandamento ionico appartenenti alla locale di San Luca. In particolare in un’occasione i carabinieri hanno osservato i movimenti dei capiclan impegnati nell’organizzare un carico di 160 chilogrammi di marijuana proveniente dall’Albania da trasportare sull’asse Puglia Calabria. Un affare per il quale le ‘ndrine di San Ferdinando avevano messo da parte gli antichi dissidi in nome del comune interesse commerciale.

Guerra e pace – Nel corso delle investigazioni gli inquirenti hanno avuto modo di accertare un’alternanza tra periodi di aperta contrapposizione, manifestata anche attraverso la programmazione di una vera e propria ‘guerra’, con tanto di spari in pubblico sulle saracinesche delle attività commerciali riconducibili alla cosca avversaria, e periodi di sostanziale ‘pax’, decisa dai capi dei clan al fine di diminuire la pressione delle forze dell’ordine e proseguire indisturbati i traffici illeciti sul territorio

Le mani sul municipio – Le indagini hanno consentito di accertare la forte ingerenza di questa sorta di ‘federazione criminale’ nelle più disparate attività economiche e commerciali presenti sul territorio. Ma le mani dei clan si spingevano fino al controllo asfissiante dell’attività politico amministrativa al Municipio di San Ferdinando, come peraltro già accertato nella precedente indagine dello scorso ottobre (LEGGI QUI LA NOTIZIA), quando vennero arrestati il Sindaco Domenico Madafferi ed il suo Vice Santino Celi, per al quale il Comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose. Sempre nello stesso contesto è stata ripristinata oggi la misura di custodia cautelare nei confronti dell’ex consigliere comunale Giovanni Pantano, che in virtù di un difetto di notifica era stato scarcerato dal Tribunale del Riesame. Anche per lui, la contestazione del reato di associazione mafiosa. L’uomo è fratello del capocosca Giuseppe Pantano, già latitante e catturato lo scorso 15 gennaio (LEGGI QUI LA NOTIZIA) mentre si trovava all’interno di un condominio popolare di Palmi.

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