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    Operazione Eclissi: le mani dei Bellocco sul Comune di San Ferdinando

    di Stefano Perri –

    Estorsioni, danneggiamenti, possesso e uso di armi da guerra, traffico di stupefacenti, condizionamento delle istituzioni, infiltrazioni di chiara matrice ‘ndranghetista nell’amministrazione comunale di San Ferinando finalizzate al controllo di autorizzazioni e appalti. E’ questo il quadro delinquenziale scoperchiato dall’odierna indagine Eclissi, condotta sul territorio di San Ferdinando, dagli uomini della Compagnia dei Carabinieri di Gioia Tauro, supportati dalle Compagnie di Palmi e Taurianova, con il supporto dei militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, della Compagnia Speciale del G.O.C., da unità cinofile e dall’8° NEC di Vibo Valentia.

    Complessivamente sono 26 i fermi per indizi di reato emessi dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Tra i fermati anche il Sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi, il Vicesindaco Santo Celi e il consigliere comunale Giovanni Pantano, iscritto al meet up 5 stelle, anche se non eletto con una lista certificata, poi dimessosi dal Consiglio Comunale in occasione del trasbordo delle armi chimiche dal porto di Gioia Tauro.

    LE DUE COSCHE – L’operazione, denominata ”Eclissi”, prende avvio dal mese di novembre 2013. A destare l’interesse degli investigatori un semplice danneggiamento di un’autovettura che in realtà, secondo le risultanze immediatamente riscontrate, lascia intuire uno scontro, pronto per sfociare in una vera e propria guerra di ‘ndrangheta, tra le ‘ndrine dei Bellocco-Cimato e dei Pesce-Pantano. A seguito delle indagini, sempre più stringenti, nei confronti dei soggetti ritenuti appartenenti alle due famiglie di ‘ndrangheta, si è successivamente riusciti a ricostruire il complesso sistema di interessi che i due gruppi criminali gestivano, giungendo perfino a controllare in maniera del tutto organica, i principali gangli dell’amministrazione comunale, controllando il Municipio attraverso propri rappresentanti diretti.

    LA PAX MAFIOSA – Gli investigatori sono anche riusciti a ricostruire le diverse fasi nei rapporti tra le due famiglie di ‘ndrangheta. Se al principio dell’indagine i due gruppi sembravano sul punto di iniziare una vera e propria guerra, tanto che era stata programmata l’eliminazione fisica di alcuni soggetti della cosca avversaria, a partire dal marzo 2014, l’aria nel piccolo centro della piana di Gioia Tauro sembra cambiare. Durante una cena riconciliatrice infatti i principali rappresentanti delle due famiglie decidono di mettere da parte ogni rancore e tornare ad instaurare un regime di pax, finalizzato ad evitare l’attenzione e la pressione delle forze dell’ordine e giungere ad un equilibrio nel controllo dei traffici criminali.

    LE ESTORSIONI – Tra gli interessi principali dei due gruppi certamente quello delle estorsioni, che venivano operate in maniera capillare, nei confronti di attività commerciali ed imprenditoriali, con l’intento di mantenere il controllo assoluto del territorio. Spesso le cifre richieste erano anche molto basse, ad esempio mille euro per l’appalto sui rifiuti, segno inequivocabile che l’interesse principale delle due cosche era il controllo asfissiante delle attività presenti sul territorio e non un reale approvvigionamento economico.

    Vero e proprio momento di rottura nelle dinamiche criminali gestite dalle due cosche è l’attentato ad un autocompattatore utilizzato dalla Società titolare del servizio di raccolta dei rifiuti nel piccolo Comune della Piana. L’attentato, andato a segno nel marzo del 2014, di fatto segna la fine del contratto tra la Società e il Comune di San Ferdinando, e la contestuale indizione di un nuovo bando, successivamente vinto da una società con sede a Palmi, che secondo la ricostruzione degli inquirenti, arrivata con il placet delle due cosche.

    LE MANI SUL MUNICIPIO – Gli interessi delle due cosche giungevano infine, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, ad un controllo capillare delle attività gestite dal Comune di San Ferdinando. I tre soggetti finiti in manette, il Sindaco Madafferi (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), il suo Vice Celi e il principale consigliere di minoranza Pantano (entrambi accusati di partecipazione alla consorteria criminale), erano considerati ”diretta espressione delle cosche”. Il loro ruolo era quello di favorire dall’interno le dinamiche criminali gestite dalla cosca. In particolare a loro era demandato il rilascio di licenze e autorizzazioni per attività commerciali e negozi nelle disponibilità delle due cosche presenti sul territorio.

    LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE – Un contesto di totale pervasività dunque che potrebbe convincere il Prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino all’imminente scioglimento del Comune di San Ferdinando. ”Proprio oggi abbiamo avuto una riunione in Prefettura – ha comunicato in merito il Procuratore capo della Dda di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho – tutti gli atti dell’indagine sono stati trasmessi e ovviamente saranno oggetto di valutazione del Prefetto”.