• Home / CITTA / ‘Mi fanno ritrattare, poi mi ammazzano’. Maria Concetta Cacciola nelle parole del Pm Musarò

    ‘Mi fanno ritrattare, poi mi ammazzano’. Maria Concetta Cacciola nelle parole del Pm Musarò

    “Maria Concetta Cacciola è tornata a Rosarno consapevole di ciò che le sarebbe successo: pur non avendo mai compiuto reati, era intrisa di cultura ‘ndranghetista e capiva la fine che avrebbe fatto. Ad un’amica disse: “mi fanno ritornare e mi fanno ritrattare, poi mi ammazzano. Ma devo tornare per i miei figli””. Sono alcune delle dichiarazioni che il pm Giovanni Musarò ha reso alla Commissione parlamentare Antimafia. Musarò è stato magistrato della Dda di Reggio Calabria proprio negli anni in cui la Procura ha inferto colpi durissimi alle famiglie di Gioia Tauro.
    Al centro dell’audizione del pm la storia della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola che apparteneva ad una delle famiglie di ‘ndrangheta braccio armato dei Bellocco. Era figlia di Michele Cacciola, cognato di Gregorio Bellocco. “Questa ragazza, di 31 anni – ha raccontato Musarò – si è presentata per la prima volta alla stazione carabinieri l’11 maggio 2011 e in quell’occasione si lasciò andare con i militari dicendo di avere paura per la sua incolumità: era sposata da quando aveva 16 anni, aveva tre figli, il marito era detenuto ed aveva una relazione extraconiugale. I familiari lo avevano saputo e lei aveva giustamente paura. I carabinieri le dissero che l’avrebbero riconvocata. In particolare temeva il fratello Giuseppe e di diventare vittima di un episodio di lupara bianca”.
    I Carabinieri avvisarono la Procura. “Io e la collega Alessandra Cerreti – ha raccontato il pm – la andammo a sentire. Ricordo che nel primo verbale parlò di una serie di omicidi e mi resi conto che era attendibile. Lei era terrorizzata. Venne messa sotto protezione nel maggio 2011. Le sue dichiarazioni furono importanti e consentirono di trovare bunker”. I familiari, però, si rimisero in contatto con lei e la costrinsero a tornare a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, dove erano rimasti i tre figli minori, maltrattati e “usati” come merce di scambio dai nonni per convincere la testimone a tornare in Calabria (per questo motivo i coniugi Cacciola sono stati rinviati a giudizio, ndr). Maria Concetta a Rosarno fu costretta a registrare una ritrattazione davanti a due avvocati.
    “Le intercettazioni della Cacciola poco prima di tornare a Rosarno e appena tornata – ha raccontato Musarò – sono terribili: è materia per una tragedia greca. La donna chiede di tornare nel programma, ma quando sembra tutto pronto la trovano morta per aver ingerito acido muriatico, fine riservata a chi parla troppo”. Il 13 luglio 2013 i familiari sono stati condannati solo per maltrattamenti e non è stata riconosciuta l’aggravante per aver provocato il suicidio. L’indagine per omicidio è tutt’ora in corso. I due avvocati sono stati arrestati: uno è stato condannato, per l’altro è stata chiesta condanna.