di Angela Panzera – Nove anni e sei mesi di carcere. È questa la richiesta di condanna invocata nel pomeriggio dal pm antimafia Giovanni Musarò al Tribunale di Palmi nei confronti di Gregorio Cacciola (in foto), l’avvocato rosarnese accusato di aver avuto un ruolo nella presunta finta ritrattazione estorta con violenza a Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia morta nell’agosto del 2010 dopo l’assunzione di acido muriatico e per cui attualmente sono in corso le indagini per l’ipotesi di omicidio. Questa cassetta indirizzata proprio agli inquirenti reggini, in cui Cetta affermava da un lato di voler uscire dal programma di protezione e dall’altro sosteneva di aver detto menzogne alla Dda, sarebbe stato frutto del volere criminale della cosca Bellocco che avrebbe incaricato proprio Cacciola di far ritrattare la cugina.Per la Dda dello Stretto il legale rosarnese con il suo comportamento ha favorito e agevolato la potente cosca di Rosarno. Questa microcassetta stando all’impianto accusatorio, è stata fatta registrare alla dona contro la sua volontà e l’ideatore del piano della ritrattazione sarebbe proprio l’avvocato Cacciola, cugina della donna ma anche parente proprio dei Bellocco ossia la cosca su cui Maria Concetta stava appunto fornendo nomi e responsabilità. “Basta dire che Cetta non aveva fornito importanti input investigativi. È falso- tuona in aula Musarò. Se non ci fosse stata lei non si sarebbe eseguita l’operazione “Blu call-Tramonto” che ha sbattuto in carcere decine di mafiosi appartenenti al clan Bellocco attivo a San Ferdinando”. Una ritrattazione finta per cui Gregorio Cacciola deve pagare con una durissima condanna: il pm ha infatti invocato 9 anni e sei mesi di carcere. “Il vero dominus della ritrattazione è l’avvocato Cacciola. Vittorio Pisani è un pupo. È stato coinvolto in questa storia non solo per rappresentare i Bellocco, ma soprattutto per farlo esporre. Quando si è trattato di pianificare i reati e mettere in campo la strategia i Bellocco hanno parlato con l’avvocato Cacciola; lui si è ben guardato dall’esporsi e ha fatto sporcare le mani a Vittorio Pisani”. Pisani, dopo essere stato condannato in primo grado per questi fatti a oltre 4 anni di carcere, ha deciso di collaborare con la Dda e ha riferito di aver avuto un ruolo nella finta ritrattazione di Cetta e che questa era stata registrata proprio nello studio del legale rosarnese. Un altro pentito, Marcello Fondacaro, ha poi riferito di aver saputo direttamente da Giuseppe Bellocco, figlio del boss Gregorio, che la cosca aveva incaricato proprio il legale Cacciola a far ritrattare Maria Concetta. “ Questo processo deve ridare dignità a Maria Concetta Cacciola-ha detto Musarò- che non era una squilibrata, ma è stata ammazzata. È stata uccisa con dell’acido muriatico proprio come viene fatto dalla ‘ndrangheta. È stato un simbolo. Hanno usato questo metodo per tappare la bocca a chi aveva osato collaborare con la giustizia”. La sentenza è attesa per il 23 aprile.






