Per difendere i propri diritti, collettivi ed individuali, i dipendenti dell’Atam di Reggio Calabria, dichiarano lo stato di agitazione. A darne notizia L’Usb,Unione sindacale di base, che attraverso una nota stampa spiega le condizioni dei lavoratori Atam e i sacrifici che, nonostante tutto, sono costretti a fare. È il profondo stato di crisi in cui versa l’Atam a spingere sindacato e dipendenti a ritenere che non ci sia una soluzione (Leggi notizia su norma Salva-Atam del Comune).
“Lo stato comatoso dell’azienda – scrive l’Usb di Reggio Calabria – e la diffusa illegalità e illegittimità della gestione aziendale, il cui unico responsabile è l’Amministratore unico, impone, dopo un periodo in cui pazientemente abbiamo atteso qualche novità positiva da parte Sindaco di Reggio Calabria in qualità di socio unico, di riavviare un percorso di lotta a difesa del salario e delle condizioni di lavoro.
Non è bastato l’intervento del DTL di Reggio Calabria, a seguito di nostre segnalazioni, per far cessare l’abuso del ricorso a prestazioni straordinarie in presenza del Contratto di solidarietà di Tipo B (L. 236/2003) e infatti l’azienda, anche per le distrazioni del sindacato titolato alla trattativa, ha attivato una forma di flessibilità oraria che nella sostanza permette di fare ricorso allo straordinario per garantire il volume dei servizi che, altrimenti, resterebbero soppressi.
Si potrebbe affermare che questo modo di gestire l’organizzazione del lavoro serva a compensare il taglio del 9% dell’orario contrattualizzato per come previsto dal Contratto di solidarietà.
C’è il legittimo sospetto, quindi, che il ricorso al Contratto di solidarietà sia stato organizzato per drenare fondi alle casse dell’INPS per una cifra di oltre 400.000 €. all’anno.
A tanto potrebbe ammontare la somma che il richiamato istituto sarà costretta a versare per compensare il 50% del taglio famoso taglio del salario previsto dal Contratto di Solidarietà, euro più euro meno.
L’ anomalia gestionale dimostra inoltre che:
non ci sono esuberi, visto che il monte orario che scaturisce dall’accordo è nettamente inferiore rispetto a quello occorrente per garantire il servizio, tanto che i dipendenti continuano ad accumulare le giornate di congedo maturare a seguito del taglio dell’orario di lavoro e non riescono a fruire delle giornate di congedo ordinario negato ripetutamente per esigenze di servizio;
continuano a non trovare applicazione le più semplici norme contrattuali creando sperequazione tra i dipendenti a parità di qualifica anche allo scopo di favorire i fedelissimi;
si applicano più contratti di categoria quali strumenti regolatori del rapporto di lavoro e non si capisce quale legge sregola il rapporto giuridico del personale di un’azienda che sottoscrive, attraverso le AA.DD, il contratto autoferrotranvieri ma applica in alcuni casi il contratto del commercio;
continuano a riaccumularsi le mensilità arretrate giunte di nuovo quasi a tre e, cosa ancora più grave, si continua a negare al 15% dei dipendenti la possibilità di farsi rappresentare da chi ritengono lo possa fare nel loro interesse, negando alla scrivente Organizzazione sindacale in diritto alla rappresentanza”.






