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    Comune di Reggio Calabria, ora in Aula per varare una norma ‘salva-Atam’

    di Mario Meliadò – Per logica, il prossimo Consiglio comunale doveva essere scadenzato a ritmo tambureggiante e avere al centro la spinosa questione delle società in house.
    Certo, avevano lasciato il segno le parole del piddino Gianni Minniti: in aula, l’ex assessore al Patrimonio edilizio aveva evidenziato la necessità che non fosse comunque la sola Assemblea civica a occuparsi del trasbordo nelle nuove società degli “ex” di Multiservizi & C., e che a un eventuale passaggio d’aula si giungesse comunque solo previa trattativa con parti sociali e maestranze. E gran parte della maggioranza starebbe “spingendo” per una data magari anche non imminente, ma in cui una seduta consiliare si possa dedicare per intero a una faccenda complessa (…giuridicamente, tecnicamente, socialmente…) come quella delle partecipate di Palazzo San Giorgio.

    Detto, fatto.
    Nel senso che la prossima seduta si terrà ugualmente in tempi assai brevi (entro venerdì 16, pare), ma non sarà il previsto Consiglio su “miste” e dintorni.

    In realtà adesso, complice l’approssimarsi dell’udienza in cui si dovrà decidere sul fallimento dell’Atam (che il 5 novembre scorso era stata rinviata al prossimo 18 febbraio), è proprio di questo che ci si occuperà.
    Siamo infatti per così dire alle “navette” (scambio di testi e opportune modifiche tra Palazzo di città e il quartier generale dell’azienda reggina di trasporto pubblico locale) per una norma “salva-Atam” da inserire nello Statuto dell’azienda di tpl (il riferimento è alla deliberazione d’aula che nel ’98 ne sancì la trasformazione dall’ex Ama, l’Azienda municipale autobus, nell’attuale Azienda speciale: l’Atto costitutivo fu rogitato tre anni dopo).

    Antonino Gatto
    Antonino Gatto

    L’inciso normativo andrà a modificare l’articolo 7 dello Statuto Atam, consentendo l’inserimento nella compagine societaria (che vede in atto il 100% delle azioni in capo al Comune di Reggio Calabria) di privati ed Enti pubblici, in qualità di soci; per logica deduzione, gli effetti si riverbererebbero pure sulla composizione del Consiglio d’amministrazione. Per la verità, già nel paventare questo percorso l’amministratore unico Antonino Gatto aveva puntualizzato che la golden share (insomma il 51% delle azioni) resterebbe comunque in mano al Comune reggino e che l’apertura ai privati andrebbe immaginata – quantomeno in via preferenziale – quale ricorso all’«azionariato diffuso». Una sorta di sostegno della comunità al vettore maestro del trasporto pubblico a Reggio, quella propugnata dall’economista ai vertici dell’Atam, cui i confindustriali avevano replicato “in tempo reale” che l’iniezione di “privato” per l’azienda dovrebbe avere caratteristiche diverse.

    A ogni modo, prima del passaggio d’aula il testo del “nuovo” articolo 7 dello Statuto dell’Atam andrà vagliato dalla Prima commissione (presidente, Peppe Sera) e dalla commissione Statuto e regolamenti (presidente, Demetrio Martino). Né nuocerebbe una più ampia spolveratina agli atti: gli incartamenti relativi alla sezione “Informazioni e governance societaria”, e non solo, alla voce “amministratore unico” recano ancòra il nome di Demy Arena.

    In tutto questo, il primo cittadino Peppe Falcomatà un pezzetto di credibilità se lo gioca proprio sul trasporto locale. Emblematicamente, la sua prima uscita pubblica in assoluto è stata proprio accanto all’au Gatto e alle maestranze Atam.
    Eppure, malgrado l’assemblea straordinaria dei soci in programma per metà mese, dei prescritti impegni in materia di ricapitalizzazione finora non s’è più saputo nulla. E per ora, più che di cessione all’azienda di tpl, circa il terminal di Botteghelle si apprendono le frequenti, misteriose vandalizzazioni.