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    Processo Marlane, operai senza guanti e maschere maneggiano i tessuti tinti 2
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    Processo Marlane: il lanificio che ha fatto più di 100 vittime

    Uno sviluppo industriale selvaggio e senza regole. Storie di operai che, dai racconti dei testimoni e dei sopravvissuti, risultano licenziati pochi giorni prima di morire. Questa è la vicenda della Fabbrica Marlane. Il lanificio definito fabbrica dei veleni, fabbrica della morte. Sì, perché fin dal 1973, quando ci furono le prime due morti sospette (LEGGI QUI L’INTERA VICENDA), lo stabilimento Marlane, che produceva e tinteggiava tessuti e lane, avrebbe, secondo quanto ritenunto dagli inquirenti (APPROFONDISCI L’ASPETTO GIURIDICO), mietuto ben 107 vittime tra ex operai e cittadini di Praia a Mare.

    Gli operai si sarebbero ammalati inalando gli agenti tossici e chimici che erano costretti a respirare per la totale assenza delle più rudimentali precauzioni. Tutti, senza esclusione di nessuno, raccontano di aver lavorato in ambienti non protetti, maneggiato coloranti tossici, oggi si sa ricchi di Cromo VI, di arsenico, Mercurio e altro, senza indossare guanti, né mascherine.

    Nel corso degli anni, poi, man mano che gli operai si ammalavano, venivano costretti, in fin di vita, raccontano i parenti sopravvissuti, a firmare un foglio in cui si certificava che l’operaio si era licenziato qualche giorno prima della morte “se non lo facevamo – spiegano – potevamo dire addio alla pensione, ma anche all’alloggio dove abitavamo”, che veniva fornito loro dalla stessa fabbrica ed è ancora oggi, in parte, di proprietà dei Marzotto.

    Processo Marlane, operai senza guanti e maschere maneggiano i tessuti tinti
    Processo Marlane, operai senza guanti e maschere maneggiano i tessuti tinti

    Centosette le vittime stimate dalla Procura, per le quali, nonostante gli indennizzi, in alcuni casi già ricevuti, viene chiesta a gran voce “giustizia” e il riconoscimento di un trattamento che rasenta il limite con il terzo mondo, qualora dovesse essere comprovato.

    Nella vicenda Marlane, della quale non si parla, non si dice, ma si sussurra, molti sono gli aspetti che vanno tenuti in considerazione. Un ricco settentrionale che viene a “salvare” la Calabria, altri soggetti che decidono di investirci, ma anche, una amministrazione che dovrebbe vigilare su ciò che accade sul proprio territorio, come lo sversamento di rifiuti tossici in mare e nelle acque, provato dalle varie perizie Ctp e Ctu. Qualcuno doveva sapere, qualcuno doveva vigilare e denunciare molto prima e non l’ha fatto. Enti, cittadini, amministratori, forze dell’ordine, si sapeva cosa stava succedendo ed è successo fino a qualche anno fa eppure, forse per paura, forse per vigliaccheria, chissà, il silenzio. Chi doveva controllare e non l’ha fatto? A queste domande, ci si augura che oggi venga data una risposta.

    (Cla.Va.)