“Se non avessi firmato il bilancio entro quella data la società sarebbe sparita. Quando abbiamo giocato a Brescia avevo promesso ai tifosi che avrei fatto il possibile per agevolare una soluzione e così è stata”.
Lo ricorda alla Gazzetta del Sud l’ex general manager della Reggina Fabio De Lillo. Nei giorni di amministrazione giudiziaria si prese la responsabilità di firmare un bilancio, dopo che – come ha sottolineato – non lo avevano fatto.
Era un passaggio obbligato per consentire al club di iscriversi al campionato. “I gruppi interessati – ha dichiarato – erano sei, tra questi un fondo americano, guidato dal presidente di un’importante squadra di baseball. Un’altra richiesta era arrivata dall’oriente. Ma noi abbiamo ritenuto che il gruppo Saladini fosse quello più affidabile. La scelta è ricaduta su un imprenditore calabrese di successo. É una persona serai che ama la propria terra. La Reggina è finita, quindi, in buone mani”.
“Al di là di tutto, vorrei chiarire – ha proseguito in relazione alla possibilità di rateizzare i deibiti – che se non ci fosse stato Saladini la società si sarebbe salvata ugualmente, sia pure in extremis”.
E poi una rivelazione: “Forse nessuno lo sa, ma sono stato io a presentare Cardona a Saladini, dopo averne suggerito il nome. Mi onoro di esser amico di Marcello da più di trent’anni.






