• Home / RUBRICHE / strillibri / Roberto Riccardi autore di ”Venga pure la fine”

    Roberto Riccardi autore di ”Venga pure la fine”

    di Cristina Marra – Il nuovo romanzo di uno scrittore che col precedente ha lasciato il segno, il più delle volte delude. Cominci a leggerlo e ti chiedi se riuscirà ancora a stupirti e catturarti. Nessuna delusione procura “Venga pure la fine”(edizioni e/o, pag. 231, euro 16,50) di Roberto Riccardi, che segue “Undercover”, pluripremiato noir sui traffici di droga e sugli agenti sotto copertura ambientato fra la Calabria e il Messico. “Venga pure la fine”, il numero 9 della collana sabot/age diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, non soltanto non delude, ma cattura, fa cadere nella trappola della bella narrativa fatta di storie sapientemente raccontate con uno stile accattivante e personale che rivela la grandezza e la sensibilità di uno scrittore che ha vissuto sulla propria pelle molto di quello che descrive e che sa affrontare criminalità e criminali con una delicatezza che lo rende unico nel panorama del noir italiano. Roberto Riccardi è una voce nuova e squillante della narrativa di genere, colonnello dei Carabinieri e direttore della rivista “Il Carabiniere”, nel 2009 vince il premio “Tedeschi” con “Legame di sangue” e con “Undercover” si aggiudica l’“Azzeccagarbugli” e il “Biblioteche di Roma”. Un conflitto: la guerra dei Balcani; un criminale: il colonnello Dragojevìc; un detective: il tenente Rocco Liguori. Da questi elementi, Riccardi, intesse la trama di “Venga pure la fine”che dalla Bosnia del 1995 conduce all’Aja ai giorni nostri, dove un tribunale internazionale giudica i crimini di guerra. Milan Dragojevìc “il macellaio venuto da Gracanica” incriminato per la strage di Srebrenica è in coma dopo aver ingerito una forte dose di farmaci. Suicidio o tentato omicidio? Toccherà a Rocco Liguori, che aveva contribuito alla cattura di Dragojevìc, scoprire la verità e ricostruire anche la personalità di un criminale col quale scambiava una dotta corrispondenza. Un nuovo viaggio per Liguori che riscopre anche se stesso in luoghi già visti, in strade già percorse.
    Ambienti Legame di sangue in Sicilia e Undercover in Calabria, sei pugliese. Che rapporto hai col Sud?
    “Sono nato e cresciuto a Bari, mi sono formato professionalmente in Sicilia e Calabria, dove ho trascorso i miei primi undici anni di servizio attivo. Mettici che a Napoli ho frequentato la  Nunziatella e che mio padre era lucano, la mappa del Mezzogiorno è quasi completa!  Che posso dire al riguardo? Amo visceralmente la mia terra, mi dispiace vederla maltrattata da tanti che ci vivono e disprezzata da altri che ne parlano dall’esterno. Spero che il Sud possa conoscere un giorno il suo riscatto, ma non potrà avvenire senza un impegno preciso a migliorare. Anche a questo fine: la cultura, la cultura, la cultura…”.

    Dai traffici di droga e affari illeciti tra Calabria e Messico di Undercover al genocidio bosniaco e ai processi ai criminali di guerra di Venga pure la fine. Come scegli gli argomenti dei tuoi romanzi ?
    “All’origine delle mie scelte c’è sempre la volontà di ritrarre scenari che conosco, finora ho trattato fatti e fenomeni toccati con le mani. Il secondo passo è cercare una chiave che possa risultare interessante per i lettori, dire qualcosa che ci riguardi tutti. Come il problema della droga o i conflitti che si sono svolti di recente appena oltre i nostri confini”.  Da scrittore di gialli diventi un po’ detective nei libri dedicati alla Shoa?“Il taglio, per testi che si occupano di un argomento simile, non può che essere storico. Ma in effetti la ricerca, la ricostruzione di un episodio, hanno molto in comune con il lavoro d’indagine”.
    L’omertà può ricorrere anche nel testo di una canzone, come scrivi in Venga pure la fine. Inserisci tanta musica nei tuoi romanzi, è una scelta ragionata o ti nasce da una passione?
    “Ho imparato da ragazzo a suonare la chitarra per intonare le melodie dei cantautori italiani, come Il pescatore di Fabrizio De André il cui protagonista finge di dormire per non rispondere alle domande dei gendarmi. Più avanti le mie preferenze si sono allargate, ma la chitarra è rimasta con me. Dici bene, è una passione che mi accompagna da sempre. Un filosofo come Nietzsche, da molti considerato un cattivo maestro, ci ha consegnato almeno una buona lezione: la vita, senza la musica, sarebbe un errore”.
    Dragojevic e Liguori, criminale e uomo di legge eppure qualcosa li unisce…
    “Gli esseri umani sono tutti legati l’uno all’altro, tutti fatti della stessa sostanza che purtroppo non è quella dei sogni, come vuole Shakespeare, se non per l’insignificanza e la caducità della condizione umana. Dragojevic e Liguori sono entrambi ufficiali, il primo ha conosciuto la guerra e ha fatto delle scelte aberranti, l’altro è un giovane che rifiuta la logica del crimine commesso per obbedienza agli ordini, anche se riconosce di non essersi trovato nelle stesse situazioni”.