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Home RUBRICHE Reggio nei secoli - di Daniele Castrizio

I Bronzi di Riace: una proposta alternativa (con video)

16 Ottobre 2008
in Reggio nei secoli - di Daniele Castrizio
Tempo di lettura: 2 minuti
0

Chairete!

Partendo da una lettura autoptica dei segni presenti sui Bronzi di Riace, ognuno dei quali è testimone di un particolare applicato sulla statua dopo la loro fusione, in questa chiacchierata cerchiamo di dare conto di una ricostruzione dei Guerrieri da Riace che sia la più accurata scientificamente.

Grazie a questa ricostruzione possiamo sgombrare il campo da tante fantasie partorite dagli studiosi: i Bronzi non hanno una corona d’alloro in testa o un diadema; non portano spade, giavellotti, rami di palma o di ulivo, scettri; non hanno una specie di ombrellino per evitare la cacca dei piccioni.

Il ripristino delle statue alle condizioni iniziali ci permette di comprendere che si tratta di guerrieri, uno dei quali, il Bronzo B, era un comandante militare (stratego, re o tiranno). Il sistema iconografico antico è completamente rispettato: le statue sono nude perché si tratta di eroi venerati con culti e sacrifici; hanno ciascuna un elmo corinzio, una lancia ed uno scudo perché sono dei guerrieri; il Bronzo B ha una cuffia, chiamata in antico kynè, perché è investito del comando militare.

Pur se rimaste esposte per almeno 600 anni, e sottoposte a restauro nel II sec. d.C., le due statue non hanno avuto delle repliche in marmo o bronzo, ma sono state utilizzate come modello per una classe di sarcofagi attici in cui è visibile il duello tra Eteocle e Polinice, invano divisi dalla loro madre Giocasta. L’originale è una famosa opera di Pitagora di Reggio, il più grande scultore greco della prima metà del V sec. a. C., di cui parla il retore Taziano il Siro, vissuto alla metà del II sec. d.C. La somiglianza è tanta che nei sarcofagi attici si vede ancora la smorfia di disprezzo che caratterizza la figura del giovane Polinice, uguale a quella del Bronzo A. Anche la versione del mito è magnogreca, perché era stato il grande poeta Stesicoro di Metauro (Gioia Tauro) a cantare che Giocasta aveva tentato di frapporsi fra i due fratelli, mentre nella tragedia di Sofocle la moglie e madre di Edipo non regge alla notizia di avere sposato il figlio e si suicida. Scrivetemi quello che ne pensate!

Eu prattein!

Guarda il video cliccando qui 

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