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    Quella mattina di ottobre all’Asl 11 di Reggio Calabria: La scoperta degli orrori

    Lunedì 5 ottobre, inizia un nuovo mese, una nuova settimana. Mi reco di buon mattino alla struttura ASL N 11 di via del Torrione per sottopormi ad un delicato prelievo. Come richiesto dalle norme, arrivo fornita di ricetta del medico curante, faccio la coda allo sportello “accettazioni” del 4° piano e chiedo quanto tempo passerà prima di avere l’esito dell’esame clinico che dovrebbero farmi. Il dipendente mi guarda con aria perplessa – notando le mie mani prive di kit medici, aghi, aghetti e varie – mi dice: “ma lo sa che deve provvedere lei, con un suo medico, al prelievo? Noi le forniamo soltanto il “materiale”, per il resto faccia tutto lei con qualche medico e poi ritorni e ci porti il prelievo”.
    Stentavo a credere. E quindi? Io paziente pago 56,00 euro di ticket per avere solo una boccettina che serve per farmi fare il prelievo? E il medico chi me lo trova e chi me lo paga? E nel frattempo, nei vari passaggi (con 30 gradi temperatura, tra l’altro), cosa avviene in quella boccettina con un “pezzo” di me? L’attendibilità dell’esito finale sarà la risultante di: stress, tempo diluito tra le strade di Reggio Calabria a sudare per un parcheggio, fatica fisica di chi è già ampiamente provato, un’eventuale alterazione della biopsia a temperature calde… e chi più ne ha, più ne metta. E allora? Ci fidiamo? Va bene, facciamo questo passo e diamo il via all’avventura.
    In questo gran caos disorganizzativo, mi auguro ci sia altro che funzioni. Chiedo una toelette… Varco la porta di quello che sarebbe stato uno degli scenari più inquietanti dei miei 40 anni. Ho sostato in ospedali di ogni genere, anche in situazioni di soccorso precario, eppure, mai ero stata spettatrice di un lager sanitario a questi livelli. Una nube maleodorante si sollevava dai sanitari ormai logorati dal tempo e imbrattati da una sporcizia stagnante (forse lì da anni). Tento di richiudere quella porta dell’orrore; prima, però, cerco un lavabo per lavarmi le mani. Un lavabo? “Ma scherza, Signora – mi dice sorridendo un paziente come me in attesa. Guardi lì, tutto otturato da carta stagnante e acqua putrida”. Basta, per oggi basta, è troppo! Torno tra le strade di questa bella città metropolitana, mi aggiro per le vie del centro nell’attesa di rivedere il mio medico curante e raccontare tutto.
    Mi chiedo e vi chiedo. E’ possibile vivere in tal modo? Deontologia medica, dignità del malato, servizi, decoro, ordine, pulizia, efficienza dove albergano? La piaga della sanità-Calabria è nota a tutti, non possiamo, però, continuare a tacere di fronte a tali orrori. Siamo stanchi di cercare di capire a chi addebitare le colpe; vogliamo, piuttosto, rinascere da queste rovine; e rinascere incominciando a denunciare.

    Gaetana Covelli

    Leggi le dichiarazione dell’Asl