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Il Di Pietro scatenato contro uan sinistra senza bussola

13 Ottobre 2008
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo:
Girotondini, saltimbanco, grilli, grillini, e quant’altro di coreografico spuntava, sistematicamente, in questo nostro Paese, veniva o riassorbito e incanalato nel mare magnum  della sinistra (c’era sempre un posto a tavola), oppure veniva semplicemente usato come fiore all’occhiello col compito di certificare la vastità dell’universo contestatore e la sintonia che si aveva con esso. E’ stata un’operazione realizzata infinite volte, ma infinite volte la bacchetta del direttore d’orchestra rimaneva sempre saldamente in mano ai comunisti, post o ex che dir si voglia..  

 

                        I danni prodotti alla sinistra, da questi personaggi, sono sempre stati di lieve entità perché nel saldo del dare e dell’avere le perdite non hanno mai raggiunto livelli preoccupanti, anzi a volte la sinistra ci ha pure guadagnato perché l’operazione gli permetteva di mantenere legami con settori difficilmente addomesticabili.

 

                        Oggi l’operazione ‘controllo’, omologazione e assoggettamento, non gli è riuscita per nulla, anzi tutta l’operazione IDV con Di Pietro si sta rivelando, più che una spina, addirittura, una acuminata spada nel fianco, tanto che molti compagni parlano ormai apertamente di “uno spettro che si aggirerebbe nella politica” e che starebbe seminando panico e distruzione. Di Pietro dopo aver incassato l’alleanza con Veltroni che lo ha messo al sicuro dal rischio sbarramento al 4% che praticamente era impossibile raggiungere da soli (vedere cosa è successo alla sinistra rossa porpora, ai socialisti, ai verdi) ha deciso, ma solo dopo le elezioni, di vivere di luce propria rifiutando la  direzione unica della musica.

 

                        Niente gruppo unico, niente linea politica ‘concordata’, niente inciucio con il PD, ma percorso autonomo e concorrenziale. E ogni giorno che passa, l’ex Magistrato è sempre più distinto e distante da Veltroni e D’Alema. Perché? Perché il furbetto capisce che deve affrancarsi definitivamente da essi, conquistandosi quel 4% che gli potrà permettere di mantenersi in vita anche senza aggregazione elettorale. Ma essendo un 4% che può essere rosicchiato solo a sinistra, lo spinge ad una presenza su ogni argomento, attento a distinguersi e differenziarsi dai vecchi alleati e, addirittura, pronto a sostituirli, con un megafono in mano, come capopopolo.

 

                        Lo ha fatto sull’Alitalia diventando l’idolo di diverse hostess. Ha continuato a farlo su ogni argomento interessante la sua ‘famiglia’ d’origine, ripresentandosi come il solo sensibile alla difesa della Magistratura; ha chiesto e imposto il proprio candidato alla Vigilanza Rai; ha pontificato anche contro il Presidente della Repubblica; e lo sta facendo oggi sul ‘lodo Alfano’ promuovendo un referendum e avviando la relativa raccolta di firme necessarie allo scopo. A lui non interessa come il referendum andrà a finire, gli interessa annodare rapporti, svegliare l’animo giustizialista che alberga in settori della nostra opinione pubblica, accreditarsi come l’unico non condizionato da alchimie di palazzo. Questo nel peggiore dei casi, ma nel migliore intravede anche in lontananza il costo zero dell’operazione, con il cospicuo rimborso elettorale che ne seguirà.

 

                        Dinanzi ad uno scenario simile si rimane letteralmente basiti per l’atteggiamento del PD che, invece di segnare nettamente le distanze da Antonio Di Pietro, tentando di prosciugargli l’acqua nella quale vive, tenta invece di inseguirlo sul suo stesso terreno, determinando, involontariamente certo, una legittimazione delle sue assurde posizioni e un aiuto a concretizzare i suoi sogni.  Se questa è la classe dirigente della sinistra, Silvio Berlusconi potrà dormire sonni tranquilli, e con lui tutti noi. Peccato che le conseguenze possano essere gravi per il Paese, ma non si può far nulla dato che il senso dello Stato non alberga più da quelle parti. Si può solo sperare in un ravvedimento.

           

                                                                                   Giovanni ALVARO

 

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