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Home CITTA Reggio Calabria

“L’altra Reggio” interviene su progetto ex Liquichimica

13 Ottobre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Abbiamo assistiamo in queste ultime settimane ad una animata discussione che ci ha riporta indietro di qualche anno fa, quando Reggio e Messina erano giunte sul punto di coronare un sogno secolare, quello della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Oggi come allora sul banco degli imputati c’è stata un importate opera che ha visto sempre protagonista la nostra terra, povera illusa di grandi progetti di industrializzazione ed ambiziosi interventi di ammodernamento. La politica, soprattutto a livelli locali, dimentica spesso la sua esatta responsabilità: la rinascita di quella che è appunto l’area più sottosviluppata d’Europa. Non esistono però segnali che ci fanno ben sperare, e l’ultima gesta di mal governo non fa che confermare questa tendenza. La Sei, società controllata dalla multinazionale svizzera Ratia Energie, ha acquistato la ex Liquilchimica di Saline Joniche con l’intento di riqualificare l’area e convertire la dimessa fabbrica in una Centrale a Carbone. Sin da subito si è potuto assistere ad una forte diffidenza della politica locale verso un progetto dalle tante incertezze ma dalle grandi ambizioni, in grado di sfamare l’interland reggino con centinaia e centinaia di posti di lavoro. La diffidenza si è presto trasformata in totale contrarietà verso il piano della Sei che ha per la prima volta nella storia calabrese trovato d’accordo destra e sinistra sia a livello regionale, sia provinciale, che comunale, con parecchi distinguo dai banchi del Governo come quello del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Urso che, venendo a Polistena in occasione del Laboratorio Politico “Merito Ergo Sum” dei Circoli del Fare, aveva parlato a proposito della Centrale a Carbone di un treno che Reggio non avrebbe potuto farsi scappare. Il motivo della opposta scelta è sempre la stessa: l’impatto ambientale. Una domanda allora nasce spontanea: perché solo quando c’è di mezzo lo sviluppo infrastrutturale ed industriale della nostra terra sorge il problema inquinamento? Tante le opere contestate al Nord d’Italia (TAV, Mose, ecc.) ma tutte realizzate dopo un’attenta riflessione. Di fronte a progetti di una certa portata è giusto che se ne discuta, anche animatamente, ma è importante che lo si faccia con razionalità e senso di responsabilità. Questo non pare sia avvenuto nel caso di Saline Joniche dove addirittura il progetto è stato stroncato sul nascere, senza cioè effettuare il completamento degli studi che avrebbero sciolto tutti i nodi ambientali, tecnici e politici, della fattibilità o meno dell’opera. L’ultima notizia che vuole la Sei gettare la spugna, ritirando la sua proposta, se a primo impatto può apparire la panacea di tutti i mali, in realtà lascia un grande dubbio, a causa di preconcetti e strumentalizzazioni ambientaliste, su quello che sarebbe potuto essere un importante programma di sviluppo. I tanti, politici o esperti vari, che in questi giorni si sono pronunciati contestando questo o quel probabile danno lo hanno fatto arbitrariamente. Se il no fosse giunto al termine del normale iter burocratico allora tutto ciò avrebbe avuto un senso.

Fa rabbia, poi, sentir parlare di progetti alternativi, quali impianti turistici o centrali ecosostenibili, proprio adesso che l’area dell’ex Liquilchimica era giunta sull’orlo di una vera riqualificazione. A farsi carico di questa responsabilità dovrà essere soprattutto la Regione, dopo la sua promessa d’investimento su Saline Joniche, la stessa che semplicisticamente ha dichiarato che la Calabria non necessita di altre centrali poiché è abbondantemente autosufficiente dal punto di vista energetico. Il Presidente Loiero forse dimentica che la Calabria produce solamente lo 0,1% di PIL Nazionale e che in assenza di fabbriche e centri per la produzione di ricchezza è normale che la generazione di energia, di tipo familiare, sia più che sufficiente. Una sola speranza: che la pratica dei No senza se e senza ma che fino adesso aveva caratterizzato una sola parte politica non si diffonda a macchia d’olio a spese soprattutto di un meridione che con sempre più difficoltà cerca di tracciare la rotta giusta verso la crescita economica.    

  

Il Presidente

Luigi Amato

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