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    Anassilaos: Le olimpiadi? Meglio abolirle

    Dinanzi alle crude  immagini della guerra in Georgia, divampata nel giorno stesso della inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino, peraltro contestati prima e durante, è lecito chiedersi – e se lo chiede Tito Tropea, Presidente Giovanile dell’Associazione Anassilaos Giovani – a che servano tali eventi costosissimi e  lontanissimi non solo dallo spirito delle Olimpiadi antiche ma anche dalle intenzioni dello stesso Pierre de Coubertin che, allorquando nell’ormai lontano 1894 riunì a Parigi il Congresso delle 12 nazioni per ripristinare quei giochi che nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio aveva abolito, ritenendoli una festa pagana incompatibile con un impero ormai cristiano, si riprometteva, con negli occhi ancora l’ultima guerra franco-prussiana (1870),  di creare almeno in Europa uno spirito di pace e collaborazione tra  popoli che si erano fino ad allora combattuti e che, si sarebbero poi combattuti nelle due guerre mondiali che avrebbero distrutto l’Europa. Dalle prime olimpiadi di Atene del 1896, afferma l’esponente dell’Anassilaos, nate in povertà, semplici e intense,  ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel corso del Novecento le potenze del momento, soprattutto quelle meno democratiche, le uniche peraltro in grado di assumersi la costosa spesa della loro organizzazione, hanno trasformato tali giochi in una esibizione di potenza e di propaganda al regime con i conseguenti, deprecabili ma inevitabili, risvolti politici. Gli atleti, agli inizi dilettanti, sono divenuti dei professionisti pagati profumatamente dai rispettivi governi e – come emerge oggi dai documenti dei servizi  segreti di alcuni paesi ex-comunisti – un tempo costretti ad allenamenti massacranti, al limite di ogni umana fisica capacità, pur di conseguire a tutti i costi una medaglia.  Neppure la tregua olimpica che nel  1992 il Comitato Olimpico aveva chiesto alla comunità internazionale di osservare, in ossequio alla  tregua olimpica che vigeva al tempo delle Olimpiadi antiche (ekecheiria) allo scopo di far cessare  le inimicizie pubbliche e private, come dimostrato dalla piccola guerra in Georgia, si riesce a mantenere. Cosa resta dunque delle Olimpiadi moderne?  Una struttura organizzativa complessa ed elefantiaca, grossi interessi economici, uno spirito cinico e pragmatico che ha stravolto il carattere religioso delle Olimpiadi Antiche, che erano una festa religiosa dedicata a Zeus. L’ideale generoso di De Coubertin  è stato infranto più volte nel corso degli anni e nulla resta di esso nel terzo millennio. E allora? Forse sarebbe meglio tornare per sempre ad Olimpia, sottraendo l’organizzazione dei giochi ai diversi stati (era del resto l’idea del 1896), ai loro giochi di potere e alle loro diplomazie; realizzare giochi olimpici più a portata di mano e scacciare dal tempio dello sport olimpico tutti i mercanti che ne hanno inquinato i principi. In caso contrario, conclude Tito Tropea, sarebbe meglio dire basta e smetterla con una finzione che non inganna più nessuno. (Anassilaos)