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    Reggio Calabria con “Centauri” fa scuola grazie al Robot Da Vinci

    di Domenico Grillone – La prestigiosa proposta avanzata dalla European Association of Urology (EAU) di creare all’interno della azienda ospedaliera reggina un Centro di addestramento urologico internazionale (Centauri), nasce in virtù della presenza del robot Da Vinci ma soprattutto dalla competenza dell’équipe urologica che lo utilizza. Centauri, acronimo che sta per “Centro di addestramento urologico internazionale”, quindi, dovrebbe rappresentare una sorta di hub d’addestramento e valutazione di livello internazionale con patrocinio diretto della “European Section of Uro-Technologies” e della “European School of Urology”, tutte di stretta pertinenza della stessa EAU. Gli ottimi rapporti di collaborazione degli urologi reggini già esistenti con le multinazionali del tecnologico (Karl Storz, Olympus, Cook international, Boston Scientific, Wolf) hanno prodotto un interesse delle stesse nel progetto, con la pianificazione a breve termine di un approvvigionamento tecnologico adeguato, in comodato uso gratuito. Una notizia che pone il sigillo su quanto di buono è stato detto finora sulla chirurgia urologica robotica dell’ospedale reggino. Perché significa che la fiducia riposta dalla EAU è enorme, dal momento che affida all’équipe urologica reggina il compito di addestrare e valutare le abilità chirurgiche secondo canoni standardizzati. Un centro che possa garantire non solo le prove d’esame, ma anche lo svolgimento di corsi regolari rivolti ad un pubblico internazionale. Ed i centri che ad oggi permettono la messa in atto di tali protocolli sono davvero pochi in Italia.
    “Ci è stato proposto a livello europeo la possibilità di creare un Centro, una scuola di formazione per l’endourologia, chirurgia robotica e mini invasiva – conferma il direttore del Centro di robotica, Pietro Cozzupoli – stiamo verificando tutte le possibilità, abbiamo scelto già il nome, Centauri, speriamo di poterlo realizzare. Questo permetterà di dare visibilità all’ospedale ed all’intera Calabria. Lo stesso Centro potrà essere in un secondo momento utilizzato anche per la formazione pratica e l’aggiornamento del personale medico ed infermieristico del nostro ospedale anche in altri ambiti specialistici. Una iniziativa che permetterà infine di infondere maggiore sicurezza nei pazienti e nei loro medici curanti, troppo spesso poco al corrente delle eccellenze di cui il nostro Grande Ospedale Metropolitano è ormai dotato”.
    “Verosimilmente la robotica sarà la chirurgia del futuro – commenta il Direttore – mentre la chirurgia aperta sarà sempre meno utilizzata. Ci saranno chirurghi specializzati in robotica e chirurgia mininvasiva. Accade già in Otorino, ed oggi gran parte della chirurgia vascolare viene fatta in endovascolare, cioè infilando degli strumenti, delle sonde attraverso un vaso e lavorandoci all’interno. Rimane sempre una parte di chirurgia open ma si va sempre verso la mininvasività”.
    Ritornando su temi più generali, rispetto ad un futuro che non viene recepito appieno da chi ha la responsabilità politico-organizzativa della sanità calabrese, per Cozzupoli occorre una certa programmazione, “ma che dovrebbe essere fatta da chi è competente. Il politico deve avere la pazienza di credere ed appoggiarsi alle persone competenti e di dare, come politico, le linee programmatiche, cioè indicare quello che si vuol fare. E soprattutto si deve programmare a dieci anni, non a un anno. Perché in dodici mesi non può esistere nessuna programmazione. E deve programmare non solo sulle strutture ma soprattutto sulle persone. Perché il problema della Calabria, con il blocco per quasi un decennio del turn over, è che abbiamo pochi giovani: tutti quelli che avevamo necessariamente sono dovuti andare fuori a lavorare. E quando tu vai fuori, non torni più, perché non ha più senso tornare. Ed allora dobbiamo capovolgere tutto questo: la rete formativa deve strutturarsi con l’integrazione tra Università e ospedali HUB e poi non è possibile che non ci sia una quota di investimenti nei bilanci che riguardano la salute”. Infine, oltre alla necessità, Cozzupoli lo ripete più volte, che la Regione investa sulle diverse strutture che funzionano in Calabria, ecco una sorta di provocazione che invita a riflettere sulla annosa questione dell’emigrazione. “Investiamo su queste strutture sanitarie che funzionano e ‘certifichiamole’. E poi, dal momento che la sanità è ancora una competenza regionale, si abbia il coraggio di promulgare una legge regionale che non rimborsi più le prestazioni eseguite nelle strutture regionali certificate. Fermo restando che con i propri soldi ognuno è libero di andare a curarsi dove gli pare, questo però non può avvenire con i soldi di tutti noi soprattutto se la qualità è assicurata da un certificatore terzo. Cominciamo a ragionare su queste cose. Non dico che questa sia l’unica soluzione, ma cerchiamo di creare dei meccanismi strutturali che impediscano l’emigrazione. Perché credo che ogni cittadino preferisca curarsi nella propria città, ma è chiaro che deve sentirsi tranquillo”.