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    Crisi Grecia e Italia: terapia europea buona per tumore in fase iniziale, qui siamo in metastasi

    di Isidoro Pennisi – Io non voglio esagerareoridurre ciò che sta avvenendo in Grecia per mezzo delle azioni politiche di questa attuale e nuova classe dirigente che la governa. Da un po’ di giorni siamo arrivati ad un bivio che ci riguarda e su questo credo sia giusto provare a ragionare in maniera lucida. Non voglio farlo riordinando i dati controversi della questione che sentiamo raccontare in maniera anche opposta e contraria da mandrie di intellettuali europei, da sinistra e da destra. E’ inutile e avventuroso analizzare in dettaglio questioni complesse su cui si rischia di dare opinioni poco fondate. Sullo scenario, al contrario, vi sono ormai delle questioni che sono chiare. Se anche fosse vero, ma è tutto da verificare nel tempo che verrà, che le famose riforme e trasformazioni che tutti chiedono di fare a tutti sono realmente efficaci, la cosa certa è che sono una terapia socio economica del tuttofuori tempo. La terapia complessiva in oggetto, economica e sociale, è stata eseguita, soprattutto dai tedeschi, in un momento in cui la patologia era ancora appena diagnosticata mentre ora ci troviamo nel pieno della sua manifestazione. Sarebbe come curare un tumore in fase avanzata con la stessa terapia che si userebbe in una fase iniziale, in cui ancora nemmeno sono presenti le prime metastasi. Dico questo, tra le altre cose, conscio del fatto che non è nemmeno detto che la terapia in oggetto sia la sola possibile. Ma se sulla scelta della terapia regna la soggettività, sul tempo e sullo stato avanzato della malattia l’affermazione è oggettiva. Chiedere ai greci, agli italiani o a chiunque non si sia curato per tempo di utilizzare adesso una terapia che forse era buona per il momento della diagnosi è una richiesta omicida. Questo è il punto. Ed è un punto così oggettivo, teoricamente e scientificamente, che allora deve esserci un problema serio che rende possibile chiedere azioni errate e pericolose a chi deve ristrutturare e riabilitare le proprie comunità. Un problema che esula da questioni tecniche ( il cosa e il come fare) per diventare un problema politico in cui contano, soprattutto, i rapporti di forza. Chi ha già trasformato, in condizioni favorevoli, le proprie strutture sociali secondo le prassi attualmente e ideologicamente utilizzate, non può accettare che altri provino e riescano in maniera diversa, perché questo rimodulerebbe i rapporti di forza esistenti. In Grecia ci si gioca molto di tutto ciò, perché tra poco si andrà a votare in Spagna e Portogallo ( e non è detto che non capiti anche da noi) e per l’elettorato di quei Paesi deveessere chiaro cosa voglia dire votare per forze politiche che promettono programmaticamente altre strade e altre scelte per la trasformazione sociale. E’ necessario piegarne uno per educarne cento, al di là del merito della questione che è solo apparenza, ed è scenario e sudario della battaglia in corso. In tutto questo, Francia e Italia, che hanno le strutture sociali storicamente più incoerenti con le stesse terapie che con la forza si sta provando a far digerire alla Grecia, invece di uscire allo scoperto e fare una scelta di campo precisa e di difesa della propria storia e del proprio futuro, sono guidate da una classe dirigente composta da mezze figure che non hanno la statura per contrastare questi equilibri. Mezze figure di governo e di opposizione; mezze figure che pensando agli equilibri interni, ed accontentandosi di provare a prevalere nel loro piccolo, non si accorgono che così facendo stanno condannando i loro Paesi all’irrilevanza rispetto alle condizioni del futuro. Prova di ciò che dico è la maniera con cui ormai è fuori controllo la gestione e l’egemonia sul principale territorio su cui i Paesi del Sud Europa dovrebbero avere responsabilità totale: il Mediterraneo. Quel Mediterraneo che vide, all’alba della nostra civiltà, la presenza incontrastata dell’Europa per mano dei Greci, è oggi un area in cui chiunque può fare ciò che vuole e come vuole. In ultimo, allora, la domanda che in questo momento è la più importante. Chi è Tsipras? Nella cultura greca omerica le caratteristiche del valore di un membro della classe dirigente erano chiare: la forza, la bellezza, il coraggio e, non ultima, la capacità di parola. Achille ed Ettore avevano tutto questo. Odisseo, Re di Itaca, anche.Ma Omero, diversamente dagli altri due, lo inserisce sia nell’Iliade che nell’Odissea come una reale novità nella stessa storia della cultura greca, perché egli ha una qualità che nemmeno Achille ed Ettore possedevano: la Metis. La Metis è la furbizia. A differenza del Logos, che è una ragione alta ed astratta, complessiva e strategica, la Metis è una ragione bassa e concreta, pragmatica e tattica. E’ la Metis la vera pietra angolare di ciò che si può definire senso di responsabilità politica. La Metis dota chi la possiede di un ennesima qualità che distingue il leader valoroso tra i leader valorosi: la capacità di controllare gli impulsi. Una dote che Odisseo dimostra molte volte, ma soprattutto quando sotto mentite spoglie giunge ad Itaca e trova una situazione così degenerata che se fosse stata osservata da Achilleo da Ettore sarebbe stata subito sanata con impeto e sprezzo di ogni conseguenza o pericolo, con il rischio reale, però, di soccombere ai Proci. Non voglio illudermi e non ho capacità magiche, quindi non posso dire se questo leader greco abbia le qualità richieste ai valorosi. Sono però convinto di una cosa. Nei prossimi giorni e mesi in Grecia non servirà un Leonida, non servirà un sacrificio virile e un Passo delle Termopili da difendere sino alla morte. In Grecia serve la pazienza, la costanza nel resistere, la determinazione a non farsi prendere dagli impeti, la volontà di sopportare le paure e la rabbia. Serve osservare le azioni dei Proci dell’Europa e del Fondo Monetario senza far sapere le proprie intenzioni reali. Bisogna stringere i denti e, come Odisseo, chiedere a se stessi una sola cosa: “sopporta o Cuore e prepara l’Arco.”