• Reggio Calabria – Demolita ringhiera Tempietto, Fondazione Mediterranea: “Più facile che restaurare, Piazza De Nava Insegna”

    Breve nota di Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea

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    I parchi urbani non sempre sono una risorsa per le città, specie quando il loro accesso non è agevole e, soprattutto, quando sembrano avulsi dal contesto urbano: da risorsa i parchi diventano un problema di manutenzione e prevenzione di microcriminalità e spaccio. Quanto accaduto al c.d. Parco del Tempietto ne è la plastica dimostrazione. La sua riconversione è pertanto doverosa, ma rimane qualche forte perplessità sui modi in cui questa sta avvenendo.

    L’edificio del Tempietto non era certamente il massimo dell’eleganza e della funzionalità architettonica (ma comunque si sarebbe potuto riciclare nel nuovo progetto in una sorta di piccola club house con servizi igienici) e quindi si crede che non molti piangeranno per la sua scomparsa. Ma che necessità c’era di demolire la ringhiera lato mare fatta con lo stesso disegno dell’originale della via marina? Costituente uno dei motivi architettonici caratteristici del fronte mare reggino, si sarebbe potuta benissimo restaurare e mantenere in servizio: non essendoci spiaggia in quel posto, una delimitazione protettiva si dovrà comunque erigere.

    Ma è più facile demolire e ricostruire piuttosto che restaurare l’esistente per eventualmente riconvertirlo (la storia del progetto della nuova piazza De Nava ce lo illustra benissimo). Mentre in Francia si avviano progetti di “restauro preventivo” (ovvero di cura delle strutture prima che abbiano bisogno del restauro), in Italia – soprattutto nel Meridione e a Reggio in particolare – si abbandonano le architetture urbane pubbliche al degrado per poi inventarsi progetti di demolizione e ricostruzione (oltre piazza De Nava, l’esempio eclatante in città è rappresentato dall’obbrobrio del Corso Garibaldi, il cui prezioso basolato lavico è stato mandato in discarica).

    Quando si riuscirà a vedere qualcosa di diverso da quanto offerto da quella che ormai potremmo definire come “Generazione Castorina”, ignara della storia e delle tradizioni reggine, sorda a richiami di tipo culturale, che fa strame dell’etica politica e dell’estetica urbana?

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