Di seguito la nota diffusa da Giuseppe Falcomatà, Consigliere Comunale Pd
Cari concittadini,
nel prossimo fine settimana saremo chiamati alle urne, ancora. Questa volta, tuttavia, non sarà in ballo l’elezione di un amico, di un parente o di un’Amministrazione, bensì la tutela dei nostri diritti di esseri umani, prima ancora che cives, come la salute, la giustizia e l’acqua pubblica.
Bisogna votare SI per dire no all’energia nucleare. Questa è un tipo di energia altamente pericolosa come dimostrano i recenti disastri accorsi in Giappone. Ma non è solo questo: le centrali nucleari emettono radiazioni anche in regime di normale funzionamento, hanno costi elevati e non esiste una regolamentazione definita in merito allo smaltimento delle scorie. Da un punto di vista di “opportunità”, inoltre, il nucleare non riduce le importazione e, soprattutto, non produce posti di lavoro. Il nostro paese ha altre ricchezze come il sole e il vento ed è su queste energie, le energie rinnovabili, che è necessario puntare per il futuro.
Bisogna votare SI per dire no alla legge sul legittimo impedimento. Essa rientra tra le leggi ad personam – 37 per l’esattezza – che, dal 1994 ad oggi sono state varate dal centrodestra favorendo di fatto la posizione processuale del premier, Silvio Berlusconi, delle sue aziende e dei suoi stretti collaboratori. Nonostante questa assoluta vergogna, che non ha riscontro in nessun Paese civile, la Camera ha approvato la 38esima “legge vergogna”, quella sul processo breve, compresa una norma che accorcia i tempi di prescrizione per gli incensurati. Pertanto, pur di salvarsi dal processo Mills, nel quale è imputato, il presidente del Consiglio ha deciso di mandare al macero circa 15 mila procedimenti giudiziari, lasciando impuniti migliaia di malfattori e togliendo la speranza di ottenere giustizia a tantissime vittime di soprusi e illegalità. Votare SI al referendum sul legittimo impedimento è la grande occasione che ha il popolo italiano di stabilire, democraticamente, che davvero tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che non ci sono zone d’ombra nell’ordinamento giuridico italiano.
Bisogna votare SI per dire no alla privatizzazione dell’acqua pubblica, per evitare, cioè, che un bene fondamentale venga gestito a scopo di lucro diventando “fonte” di guadagno per i privati.
Il primo articolo da abrogare (l`art. 23 bis Legge n. 133/2008) stabilisce che il servizio idrico deve necessariamente essere affidato a soggetti privati o a società a capitale misto pubblico-privato. Ciò significa che un’Amministrazione, seppur virtuosa, debba comunque appaltare il servizio idrico a privati, con costi inevitabilmente più alti.
Il secondo (l`art. 154 Decreto Legislativo n. 152 /2006) consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza l’obbligo di doverli reinvestire per il miglioramento qualitativo del servizio.
Bisogna “votare” perché l’avversario più pericoloso è l’astensionismo. Abbiamo una grande possibilità, ma soprattutto una grande responsabilità: con questo referendum si decidono le sorti di un Paese, si decide il futuro delle nuove generazioni. Adesso, il popolo sovrano, ha l’occasione di ridare una speranza all’Italia.




