
Era una sera d’inverno, una notte fredda e piovosa, nel 1941, Carlo Soriani, un operaio di Luco del Mugello, frazione di Borgo S.Lorenzo, stava pedalando in sella alla sua vecchia bicicletta, su una strada stretta e fangosa,diretto verso casa.
La stanchezza era tanta in quel povero operaio dal cuore nobile, in un’epoca di guerra feroce, in cui l’odio dilagava e sull’umanità pendeva una terribile croce. Le palpebre a stento restavano aperte, il busto chino sulla bicicletta, il respiro pian piano si faceva più lungo e affannoso, il volto languido e provato dalla fatica di chi conduceva una vita di grande sacrifici e privazioni, ai limiti della decenza, a cui si aggrappava con un irrefrenabile istinto di “vita”. Il sentiero si protendeva in un buio impenetrabile allo sguardo, vaghi bagliori uscivano dalle sudice finestre e lasciavano intravedere il piccolo agglomerato di case di quel paesino di campagna.
Soriani proseguiva nel suo percorso, ostacolato da lugubre raffiche di vento che ululavano e spazzavano intere pianure, rimuginando nel suo capo vuoto un unico pensiero: la speranza che col sorgere dell’alba il freddo si sarebbe fatto sentire meno.
D’improvviso l’operaio sentì un guaito e nel greto di un torrente trovò un cucciolo ferito,lo raccolse e lo portò a casa sua dove gli prestò le prime cure e gli dette anche una cuccia. Il cagnolino, una volta guarito, si affezionò tantissimo al suo nuovo padrone che da quel giorno lo chiamò “Fido”. Il cagnolino non era bravo a caccia, non sapeva nemmeno fare la guardia, ma ogni mattina alle 5,30 svegliava il padrone, e assieme andavano alla corriera. Alla sera, alle 19, il cane era lì in piazza. A volte il padrone scherzava, non scendeva dalla corriera. Il cane saliva e lo andava a cercare, nascosto dietro un sedile. Questo per due anni, fino alla drammatica sera del 30 dicembre 1943, un terribile incidente, durante i bombardamenti aerei avvenuti su Borgo San Lorenzo, in cui Carlo Soriani perse la vita.
Fido, fedele al suo appuntamento, era lì ad aspettare anche quella sera. Il cagnolino, come al suo solito, esaminò uno ad uno tutti i viaggiatori poi saltò sulla corriera e invano cercò fra i sedili Carlo. Fido non perse la speranza di veder tornare il suo amabile padrone e per ben 14 anni si recò puntualmente all’arrivo della corriera ad aspettare, purtroppo inutilmente, che l’operaio scendesse. La sua fedeltà emozionava e faceva commuovere tutti. Anche negli ultimi anni di vita, quando le zampe non lo sorreggevano più, con le orecchie penzolanti, gli occhi annebbiati, era sempre lì ad aspettare.




