
La Guardia di Finanza in ragione di una sempre maggiore attenzione a tutti quei reati che creano grande allarme sociale e pesanti ricadute sull’economia reale ha iniziato un attento screening di tutte quelle posizioni di pratiche di credito al consumo che, per vari motivi, sono stati denunciati dalle società emettitrici come presunte frodi.
L’attività recentemente conclusa, è stata originata da una segnalazione di una finanziaria che aveva concesso un prestito ad un soggetto risultato poi assolutamente inesistente. L’autore della truffa, colpito da provvedimento restrittivo della libertà personale, aveva infatti presentato documenti identificativi e certificazioni di reddito artefatti in maniera praticamente perfetta. All’atto di un successivo controllo dei documenti presentati si è scoperto che il frodatore aveva presentato una busta paga rilasciata da un datore di lavoro al quale lo stesso era assolutamente sconosciuto.
Nel frattempo, ovviamente, il frodatore aveva fatto perdere le proprie tracce girando l’assegno ricevuto dalla finanziaria ad un terzo soggetto non ignaro della provenienza dello stesso e ricevendone in cambio soldi contanti.
L’attività di servizio è stata resa più complessa dall’intervento di altri soggetti, uno dei quali colpito da ordinanza restrittiva della libertà personale e l’altro denunciato a piede libero che, per rendere difficilmente rintracciabile l’autore del reato principale provvedevano a versare sul conto postale intestato a uno dei due l’assegno ricevuto e poi a prelevare in contanti la somma versata.
Al termine delle complesse indagini tecniche svolte dal Nucleo Mobile del Comando Tenenza della Guardia di Finanza di Villa San Giovanni (RC) la Procura della Repubblica di Palmi avallando in pieno l’attività investigativa del reparto operante e le conclusioni da esso prospettate richiedeva al Tribunale a quella sede l’emissione di due provvedimenti cautelari personali in capo ad altrettanti soggetti e il rinvio a giudizio per il terzo.




