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    La notte di Legalitalia

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    di Cristina Turano
    – A Reggio Calabria, la ‘ndrangheta c’è. Ci sono le vittime di una mafia imponente. Ci sono i buoni e i cattivi. Così, forse, avrebbe iniziato a raccontare Carlo Lucarelli. Già, perché anche lui, sabato era sul palco con Piero Grasso (Procuratore Nazionale Antimafia); Santi Giuffrè (Questore di Reggio Calabria);

    Rosanna Scopelliti (Presidente della Fondazione “Antonino Scopelliti”); Nicola Gratteri (Sostituto procuratore DDA Reggio Calabria).  C’erano tutti alla seconda ed anche alla terza giornata di “Legalitàlia” voluta dal movimento “Ammazzateci Tutti” e dalla “Fondazione Antonino Scopelliti”.  La gente perbene c’è, fuori e dentro la Calabria, l’hanno dimostrato quelli che in questi giorni hanno occupato la scena per sostenere la lotta contro le Mafie. C’è chi ha il coraggio di guardarla in faccia  la mafia. Stringere i denti e sopportare i morsi feroci, non ha senso. L’ha detto anche Rosanna Scopelliti, la figlia del giudice Antonino Scopelliti, uomo che non ha voluto saperne di accettare in silenzio gli “sgarri” dei mafiosi verso la società e verso la dignità. Non era comprabile Scopelliti. Risultato? Un agguato. Doveva pagare perché non era un venduto. “Eppure anche se loro, i mafiosi, credono di aver vinto sporcando la nostra terra con il sangue di una persona perbene – rileva la figlia del Magistrato – in realtà la loro non è altro che una grande umiliazione subita perché io rifarei nuovamente tutto ciò che ha fatto mio padre”. Onore. Non esiste, onore più forte, di quello posseduto da una donna, figlia di una vittima di mafia, che seduta sul palco a Piazza Duomo parla del disonore di chi non ha il coraggio di fiatare. “Quanta gente a Campo Calabro, avrà visto quel giorno, raccontate, se sapete!”. Appello doloroso, quello della figlia del Giudice Solo, una richiesta che non può non ricevere risposta. “Eppure- lo dice Piero Grasso- i casi di cronaca legati alle mafie, sono i più complessi da risolvere perché parenti, amici e familiari dei pentiti, rinnegano, aggrediscono anche psicologicamente chi decide di parlare, come quando il figlio di un pentito-aggiunge Grasso- ha detto che avrebbe tentato il suicidio per impedire al padre di raccontare”. In questa regione, bisognerebbe imparare che normali devono essere considerati gli eroi buoni. Perché deve rientrare nella normalità combattere un male sociale, politico ed economico che porta solo depressione nel territorio Italiano. Perché è un caso Nazionale, la mafia. Carlo Lucarelli (scrittore noir, conduttore e autore di “Blu Notte”), alla nostra domanda: se davvero è possibile annientare un mostro così feroce e insinuante come la mafia, risponde così- “Io ne sono certo, prima però è necessario ricostituire la società- continua Lucarelli- bisogna invertire, attraverso i giovani, l’andamento sbagliato, quello che sta prendendo la collettività sotto le strette della criminalità organizzata.” E quando lo scrittore sale sul palco, alla domanda di Michele Cucuzza su quanto fa paura la mafia, risponde: “La criminalità organizzata spaventa e proprio per questo motivo è necessario pretendere ed ottenere verità storiche e processuali”. Mancano le risposte. Ancora nulla. E’ stato archiviato il caso del magistrato che il 9 agosto 1991 a Campo Piale (Campo Calabro) è stato colpito da diversi proiettili mentre era alla guida della sua auto. Scopelliti quel giorno è precipitato in un burrone. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra siciliana, avrebbero agito insieme per organizzare la fine del Giudice. Parola dei pentiti ‘ndranghetisti Giacomo Lauro e Filippo Barreca. Causa dell’omicidio: Scopelliti avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxiprocesso a Cosa Nostra. 2001: “La Corte D’Assise d’Appello di Reggio Calabria assolve Bernardo Provenzano, Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Antonio Giuffrè e Benedetto SantaPaola dall’accusa di essere stati i mandanti.” E come concluderebbe, forse, Carlo Lucarelli, tutto questo non è irreale. Tant’è che anche nell’ultima serata, quella di domenica, il tentativo è stato quello di spiegare come poter agire per aprire quella porta ancora chiusa su quel mondo effettivo fatto anche di corruzione capace di arrivare fin nelle viscere della magistratura. Molto duro è stato Salvatore Boemi nel raccontare dell’isolamento da magistrato nel quale si è ritrovato sopportando l’indifferenza generale di Reggio Calabria. Parole d’attacco anche quelle di Salvatore Borsellino che ha ricordato il fratello Paolo e durante la nostra intervista ha detto dei diversi poteri deviati che avrebbero agito per far fuori il magistrato Borsellino. “Si tratterebbe di una forte connessione- dice Salvatore Borsellino- tra mafia, massoneria deviata e altre particolari forme di potere”.  E quando Luigi de Magistris lo abbiamo intervistato, alla stessa domanda fatta in precedenza a Borsellino, ha risposto così – “Esiste con certezza, data la mia esperienza, un forte sistema occulto che regola le Istituzioni calabresi- e aggiunge Luigi de Magistris-, si tratta di una potenza nascosta che rende intoccabili molti personaggi corrotti”.  E ancora, al termine della serata Rosanna Scopelliti ha ricordato- “Che possiamo ribellarci attraverso il rifiuto della mentalità mafiosa- e aggiunge-, ad esempio non pagando il pizzo, non accettando raccomandazioni, non sopportando più il mutismo”.