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    Nicolò (An). "Classe medica abbandonata a sè stessa"

    Riceviamo e pubblichiamo

    Credo si stia sottovalutando un problema molto serio, che riguarda la salute del cittadino,: quello della frustrazione e dell’isolamento di tantissimi medici che si trovano a combattere contro tutti.

    Contro le carenze di mezzi, personale, attrezzature, disorganizzazione e quant’altro.

    Essere medici, oggi, significa andare incontro ad una malattia rischiosa. 

    E’ in agguato la “sindrome da accerchiamento” che sta colpendo la categoria medica che puntualmente viene “criminalizzata e massacrata” dai periti medici-legali (la maggioranza dei quali non conosce le basi della medicina ), dai media e dalla magistratura.

    Il medico, oggi, opera a “rischio avviso di garanzia”, spesso per colpe che peraltro non attengono alla sua professionalità (vedi gli ultimi due decessi avvenuti a Reggio).

    Ecco allora che il medico, incomincia a non preoccuparsi più dell’ammalato ma del modo di tutelarsi legalmente:

    In che modo vi chiederete? Subito detto:

    A)    Eessere a “posto con le carte”, prescrivendo tantissimi esami di laboratorio, esami strumentali e consulenze specialistiche ed usando la tecnica di non “rischiare” ma “temporeggiare”, nel tentativo di scaricare ad altri la responsabilità.

    B)    I medici sono ormai “usurati” da un lavoro svolto in tutti questi anni avendo contro tutti, la politica, i direttori generali (a volte incompetenti e sempre impotenti rispetto la politica), i pazienti e lo stesso personale che lo affianca quotidianamente. Si arriva cosi ad essere “demotivati e depressi” e ci si limita a fare il minimo indispensabili se non costretti.

    La classe medica è abbandonata a se stessa e non possono bastare più le gratificazioni di qualche paziente (che ancora ha rispetto per il ruolo del medico) o qualche notizia di elogio sulla stampa, a fronte dei tantissimi pazienti che sono pronti a denunciarti o dei tanti messaggi negativi che i media quotidianamente ci somministrano.

    Sono completamente dalla parte di questi medici (tantissimi) che hanno sacrificato tutto della loro vita (famiglia, affetti, svaghi e quant’altro) e lottato duramente in prima linea.

    Non si può pretendere serenità nel lavoro da parte di questi medici che rischiano, quotidianamente, di vedere la loro “vita legata ad un processo” .

    Difendo questi medici anche perché è assordante il silenzio dell’Ordine dei medici che, se è vero che più volte a denunciato queste situazioni, ancora ad oggi non ha trovato un sistema per porvi fine.

    E la classe politica? La maggiore responsabilità compete a questi “lestofanti” che, per decenni, hanno gestito la sanità con “intrallazzi” a spese degli ammalati, favorendo anche i medici amici a ricoprire ruoli di responsabilità (anche se incapaci), e sperperando il denaro pubblico.

    Emblematico è il caso Abruzzo.

    Dalle nostre parti, ad oggi, con il famoso “buco all’Asp” non è stata elevata nemmeno una contravvenzione, che dico ad un dirigente, ad un responsabile ad un usciere che sia.Nulla.

    Si era parlato di commissariare l’assessorato alla sanità in Calabria per l’emergenza riscontrata dagli ispettori. Anche qui picche!

    Una colpa ai medici la do: quella di non combattere, adeguatamente, questa “classe politica di parassiti”, nel non coalizzarsi per eliminarli dalla scena., nel non pretendere le condizioni ottimali per lavorare. E per concludere la stampa.

    Il ruolo che essa svolge è “particolarmente” delicato in questo settore, per evitare allarmismi inutili o peggio, alimentare il clima di diffidenza verso i medici.

    Comprendo che bisogna dare le informazioni che si ricevono o pubblicare le notizie riguardante un fatto avvenuto ma, dubito che si riesca a rimanere asettici o che si riesca a dare l’informazione completa Forse sarebbe meglio tornare al vecchio modo di fare giornalismo:quello dell’inchiesta “sul campo”, verificare di persona ascoltando tutti i soggetti interessati.

    Si incominci a fare delle inchieste nella sanità per capire dove sono le disfunzioni e le carenze e si denuncino pubblicamente. Solo cosi potremmo tutti insieme migliorare la sanità in Calabria.

    Ridiamo serenità ai medici che hanno sempre lavorato e che vogliono continuare a farlo.

    Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-