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    Università di Messina: tempo di proteste

    Le recenti manifestazioni di protesta degli studenti e, in generale, l’inquietudine delle Università italiane sono determinate da una preoccupazione reale originata da una Legge, la n. 133/08, che comporta un sacrificio intollerabile per le aspettative delle giovani generazioni attraverso tre distinti provvedimenti:
    1)il taglio dei fondi ministeriali per oltre un miliardo di Euro in
    cinque anni;
    2)il blocco sostanziale del turn-over del personale;
    3)la costituzione di fondazioni per integrare le ridotte risorse statali.
    In relazione a questi temi l’Università, sede della libertà della cultura, non eserciterà mai alcuna censura sullo sviluppo di un dibattito libero e democratico all’interno della sua comunità.
    Questo stato di agitazione, tuttavia, non deve turbare, come osserva la stessa CRUI, lo svolgimento di quelle attività didattiche e scientifiche, alle quali le Università, soprattutto nel meridione, non possono rinunciare, se vogliono continuare ad assolvere alla loro funzione pubblica nei confronti della domanda sociale di educazione universitaria.
    L’Università di Messina è consapevole della necessità di un profondo cambiamento, che ha già avviato e che intende accelerare (basti esaminare il documento programmatico deliberato nella seduta odierna) in attesa di linee guida nazionali. Le ipotesi di rinnovamento saranno valutate senza pregiudizi e senza difese corporativistiche. Non è, tuttavia, possibile accettare in silenzio una pesante riduzione delle risorse, quale quella prospettata dalla Legge 133, e la promozione poi di riforme la cui realizzazione è fortemente condizionata dalle predette misure finanziarie. Bisogna insistere sul fatto che le linee di riforma, assolutamente indifferibili, si coniughino con una mirata e più incisiva politica di finanziamento degli Atenei. Ciò che al momento appare inaccettabile è il blocco sostanziale delle possibilità di ingresso dei giovani nelle carriere della docenza e della ricerca. Con quali conseguenze per lo sviluppo del nostro territorio è facile
    immaginare.
    L’Università di Messina è orgogliosa di poter esibire bilanci in pareggio, senza artifizi contabili, e un solido patrimonio. Ha gestito le risorse in questi anni in modo oculato, programmando soprattutto il reclutamento del personale proporzionato alle effettive cessazioni.
    Questi dati saranno evidenziati e resi pubblici anche sul sito dell’Ateneo, proseguendo in quella pratica di gestione trasparente avviata da tempo.
    Nei prossimi 5 o 6 anni si assisterà ad una ulteriore massiccia contrazione degli organici per pensionamenti anticipati o per raggiunti limiti di età. L’Università di Messina non può rinunciare al reclutamento dei giovani più meritevoli, pena un intollerabile ridimensionamento della sua funzione che è cosa ben diversa e certo molto più penalizzante, specie nel suo contesto socio-economico, di una semplice e pur doverosa razionalizzazione organizzativa.
    L’Ateneo ritiene suo dovere oltre che vocazione naturale stare a fianco dei suoi studenti, laureati e giovani ricercatori nella rivendicazione del ruolo che l’Istituzione intende interpretare al servizio della crescita culturale e civile della comunità e per la promozione dello sviluppo del territorio.