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    Protesta scuola. Forza Italia contro le polemiche

    La protesta di questi ultimi giorni è solo strumentale ed ha come obiettivo quello di sviare l’attenzione delle disastrose condizioni in cui versano le università italiane; è una protesta montata ad arte da alcuni docenti di sinistra: gli universitari bruciano in piazza un decreto che riguarda la scuola e non c’entra niente con l’università.

    Tanto spazio mediatico a proteste che coinvolgono qualche migliaio di persone fortemente strumentalizzate, le stesse che rimanevano in silenzio mentre il ministro Mussi solo qualche anno fa oltre ai pesanti tagli faceva si che si svolgessero nuovi concorsi per  2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato (ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore). In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo.

    Negli ultimi anni con l’autonomia  e la riforma Zecchino (3+2) si sono moltiplicate cattedre e posti per professori, senza tener conto delle reali esigenze dei ragazzi, aumentando la spesa in maniera inaccettabile e sperperando denaro pubblico per corsi di laurea a dir poco fantasiosi, faraoniche  inaugurazioni di inizio anno accademico, campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni, auto di lusso e super accessoriate per rettori e dirigenti, e potremmo continuare ancora a lungo,  tutto questo a scapito della didattica e degli studenti.

     

    In Italia abbiamo 5500 corsi di laurea, in Europa la metà; 170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi  5500 alcuni molto fantasiosi, negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato, ma i promossi sono stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro.

     

    I ragazzi sono sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea, per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre. L’università italiana produce meno laureati degli altri paesi europei. Non c’è alcuna università italiana tra le migliori 150 del mondo. Ci sono 37 corsi di laurea con 1 solo studente, 327 facoltà non superano i 15 iscritti e vengono avviate ricerche di cui non è dato conoscere i risultati. Ci sono 5 università importanti con buchi di bilancio enormi.

     

    Ora è arrivata l’ora di dire basta con gli sprechi, vogliamo un’università in cui si spenda meno e meglio, dove si faccia ricerca e didattica in maniera seria e che ci permetta di essere competitivi con gli altri paesi europei. Solo dopo sarà giustificato chiedere più risorse e saremo noi i primi a farlo.