• Reddito di cittadinanza: 150.000 percettori percettori in Calabria e Occhiuto avverte il suo Cdx “Non si può cancellare”

    Roberto Occhiuto, presidente di una regione come la Calabria ricca di percettori del reddito di cittadinanza, evidenzia che serve prudenza sull’abolizione. Una posizione che non è nettissima contrapposizione con quella del centrodestra nazionale, ma che è diversa.

    Reddito di cittadinanza, l’abolizione di cui ha a lungo parlato il centrodestra

    Non è un mistero che il reddito di cittadinanza sia particolarmente inviso al centrodestra. Il governo Meloni, con Lega e Fratelli d’Italia in particolare, hanno imperniato una parte della campagna elettorale contro la misura che poco piace all’elettorato che un lavoro lo ha.

    Le promesse di abolizione si scontrano, però, con l’evidenza dei fatti. Ossia con la consapevolezza che milioni di persone lo utilizzano come sussidio vitale, benché da parte della premier sia stato espressa l’intenzione di continuare ad aiutare chi davvero non può lavorare.

    Molto più morbida è, invece, la posizione del centrodestra. Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia. Il Cavaliere ha dichiarato che il reddito non va abolito, ma cambiato.

    Una posizione che non può che essere condivisa da Roberto Occhiuto. Anche perché in Calabria le stimano parlano di circa 150.000 persone che percepiscono il reddito di cittadinanza e un’abolizione immediata (improbabile anche nella sostanza) porterebbe ad una vera e propria emergenza sociale, benché non tutti siano abili al lavoro.

    La posizione di Occhiuto sul reddito di cittadinanza

    «La Calabria – ha detto Occhiuto, intervistato dall’Adnkronos – è una Regione con uno dei tassi più alti di povertà assoluta. Per questo motivo, il reddito di cittadinanza, nella parte che riguarda il contrasto alla povertà, è una misura che in un periodo come questo non si può cancellare

    «Il reddito – ha spiegato Occhiuto – si può migliorare, come  dice giustamente il presidente Meloni, nella parte che riguarda l’accompagnamento al lavoro. Però, prima di attuare una stretta, sarebbe preferibile intervenire sulle politiche attive, sugli strumenti per incrociare domanda e offerta, per rendere ancor più sostenibile la volontà ineccepibile del governo di migliorare uno strumento che ha dimostrato di non funzionare».