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    M5S a Reggio Calabria

    M5S a Reggio Calabria: “La ‘ndrangheta vada fuori dalle palle!”

    di Clara Varano – “La notte che spazza” del M5S lascia il segno a Reggio Calabria e lo fa tangibilmente. Lasciamo perdere le centinaia di persone che si sono riversate sul lungomare per ascoltare quelli che in qualche modo vengono ancora considerati “ragazzini che giocano a far politica”, non è quello a lasciare il segno, ma le parole. Forti, dure, senza censure, senza paura, “colorite” che tutti, dai consiglieri comunali locali, agli esponenti parlamentari gridano in faccia al “potere deviato” che “questa città se l’è mangiata tutta, giorno dopo giorno, adesso basta, la ‘ndrangheta vada fuori dalle palle”.

    ‘Ndrangheta, massoneria, burocrazia-colletti bianchi, partiti, tutto viene passato al setaccio minuziosamente. Dal palco sono gridati i nomi di chi dalla Dda di Reggio Calabria viene considerato il male assoluto per la città e la Calabria. Da Paolo Romeo ad Alberto Sarra, da Antonio Caridi a Giovanni Bilardi, senza dimenticare Giuseppe Scopelliti e senza scordare di richiamare alle proprie responsabilità di trasparenza l’attuale sindaco Giuseppe Falcomatà.

    L’INCHIESTA MAMMA SANTISSIMA

    “Mamma Santissima – spiega il senatore Nicola Morra – è il nome dell’operazione per cui si è saputo che qualche politico reggino ‘forse’ meritava gli arresti. E’ una inchiesta che deve scuotere la coscienza dei calabresi tutti. Ha fatto capire che persone che stanno sedute accanto al sottoscritto possono essere le talpe che il potere criminale utilizza per controllare lo Stato. E’ scorretto definire le associazioni criminali come mafiose perché qua c’è ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta ha capito come infiltrarsi nelle istituzioni. Lo fa grazie ai “fratelli”, ai fratelli massoni che ormai sono altro rispetto a prima. Ricordo che un certo Agostino Cordova che ha iniziato a fare delle indagini sulla massoneria deviata e allora è stato fermato. La massoneria è composta da tantissimi esponenti di categorie sociali, ma in Calabria è soprattutto l’avvocatura quella che dà linfa alla Massoneria e mi pare che fosse l’avvocato Romeo uno degli uomini di punta. Facciamolo sto nome: Paolo Romeo, ex parlamentare. Gente che sta là da trenta anni e decide se il centro commerciale debba essere aftto da una parte o dall’altra. se Marilina Intrieri debba candidarsi con Scopelliti oppure no. Massoni e ‘ndranghetisti controllano i partiti e il trasversalismo e qui dobbiamo cambiare noi calabresi perché se si presenta mio cugino dobbiamo avere le palle per dire ‘non ti voto’. Perché in Calabria ci sono più candidati che elettori”.

    COMMISSIONE D’ACCESSO AL COMUNE DI REGGIO

    “La nostra valutazione – ha sottolineato in merito Morra – non può non tener conto della gravità degli elementi che sono emersi da più inchieste che stanno muovendo avvicinandosi anche ai palazzi della Regione. Credo che sia diritto di tutti i calabresi onesti pretendere verità. Forse abbiamo una magistratura che sta prendendo più coraggio. Noi abiamo necessità di dosi massiccia di territori. Quando Gratteri lancia un anatema contro la burocrazia della Regione sostenendo che sia un male anche peggiore di certa politica e Oliverio gli va dietro, dopo però bisogna domandarsi: lui che sta facendo? cosa ha fatto in questi due anni? Nulla! Proclami e nulla più”.

    L’INCONTRO DA NICO LIBRI DECIDE IL FUTURO DELLA CITTA’

    A tracciare la storia masso-politco-‘ndranghetista della città di Reggio Calabria è una giovanissima parlamentare, componente della commissione parlamentare antimafia: Giulia Sarti. “La Mafia vuole mettere le mani sull’acqua sui rifiuti perché c’è uno stato che gli ha permesso di farlo che gli ha lasciato praterie per farlo. Per questo siamo così arrabbiati. Questo Comune è stato sciolto per mafia. Se una persona si mette a verificare e a cercare le cose scopre che in realtà le conseguenze che hanno portato allo scioglimento di Reggio vanno ricercate nel 2002 quando a casa del boss don Nico Libri, agli arresti domiciliari nella sua casa a Prato, riceveva tranquillamente ‘ndranghetisti e un bel giorno riceve un imprenditore e con questo imprenditore si mettono a discutere del “futuro”. Quella conversazione si può definire come il trattato di evoluzione della ‘ndrangheta. Era il 2002 e questi uomini decidevano allora come mettere le mani sulle municipalizzate del comune di Reggio. L’imprenditore era Matteo Alampi. Qui la ‘ndrangheta si è organizzata benissimo. Le cosche tra di loro hanno fatto sistema e per combatterlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Noi le proposte in parlamento le facciamo, ma abbiamo bisogno di voi perché diventino concrete. E’ dal 2013 che Dalila Nesci ha fatto in aula l’intervento per dire che Caridi dentro la commissione antimafia non ci doveva stare e come è che noi ce ne siamo accorti, siamo veggenti?  No, siamo persone oneste che studiano, leggono e si rendono conto che se una persona ha certi legami dentro la commissione antimafia non ci può stare, non la deve vedere manco col binocolo. Fa male leggere le ordinanza di custodia cautelare e vedere che in parlamento non succede niente”.

    FALCOMATA’ CI DIA RISPOSTE SULLA AZIENDA ET

    Dalila Nesci entra nel vivo della questione calabrese e racconta alle numerose persone presenti anche retroscena mai venuti fuori contenuti nelle carte delle recenti operazioni. “Qui nella città metropolitana di Reggio Calabria ci sarà una torta da spartire, oltre 410 milioni di euro e già sappiamo che stanno cercando di capire come spartirsela. Reggio Calabria ha questa caratteristica della doppiezza. E’ un posto meraviglioso, ma qui ha fondato le sue radici la ‘ndrangheta, l’eversione nera, la massoneria più sporca. Qui da sempre il profumo del bergamotto si è mischiato al puzzo del compromesso. Qui quando parliamo non sappiamo mai veramente con chi stiamo parlando. Non dimentichiamoci che questa è la città di Matacena che in coppia con Romeo ha fatto drenare soldi pubblici. Qui è evidente che ci sia una classe politica letteralmente impastata con il sistema e non ha portato mai nulla alla nostra regione. In tutto questo sfacelo c’è il Pd. Il Pd che è al governo nazionale, regionale, che governa qui a Reggio Calabria e sistematicamente non vuole rispondere delle sue responsabilità politiche ogni volta. Vi ricordo che la presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi si è accontentata di cacciare l’ex segretario comunale reggino e chi è rimasto però ben saldo in Comune? Cammera, faccendiere di Romeo, è rimasto sempre ai posti di comando e l’ex segretario comunale sapete dove è andato a finire? E’ diventato capo del personale all’Asp di Reggio Calabria nominato da chi? Da Santi Gioffrè, quello che l’Anac ha detto che era lì illegittimamente nominato da Oliverio. Qui quello che è fuorilegge, diventa legale. E ancora, Falcomatà ci deve dare delle risposte. Nella relazione della Commissione d’accesso che sciolse il comune c’è una azienda la Et che ancora oggi ha preso un appalto per oltre 20 mln di euro. E’ una società del presidente degli industriali reggini Cuzzocrea e noi vogliamo risposte perchè o ci dite che quella relazione non aveva peso ed è stata superata oppure c’è qualcosa che non va”.

    ANCHE MIMMO TALLINI NELL’ORDINANZA COME POLITICO ELETTO DALLA ‘NDRANGHETA 

     Nel’ordinanza di un procedimento penale che è nelle mani della Dda di reggio calabria ci sono dei nomi che non sono usciti molto. In data 17 aprile 2010 veniva ripreso a Bovalino un incontro a casa di Giuseppe Pelle. I soggetti presenti avevano orientato il loro interesse verso i candidati neoeletti uno di essi era Caridi, successivamente Talarico citava l’assessore al personale della Regione Calabria indicandolo come il personaggio politico di riferimento a cui egli e le persone a lui vicine avevano fornito un sostanziale appoggio elettorale: era l’attuale consigliere regionale Domenico Tallini, indicato come la persona che avrebbe rispettato quanto promesso in cambio del sostegno elettorale. Lui teoricamente sta oggi all’opposizione.

    IL SALUTO DI SALVATORE BORSELLINO

    Salvatore Borsellino – A tutte le coscienze pulite che lottano contro ogni potere deviato arrogante violento e illegale. Anche la Calabria può ribellarsi, deve farlo perché è l’unica possibilità per i giovani che non meritano di soffrire, non meritano la mancanza di certezze e non meritano l’oppressione mafiosa. Dobbiamo reagire per fermare l’emigrazione e le disuguaglianze provocata da una ‘ndrangheta politica priva di scrupoli, guidata da una massoneria ancora più pericolosa. Dobbiamo essere uniti e portare ovunque questo messaggio iniziando dai più giovani. Solo così la Calabria che è una terra meravigliosa potrà respirare la bellezza del fresco profumo di libertà che è l’auspicio, l’eredità spirituale, morale e civile di mio fratello Paolo.

     

     

     

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