• Il dibattito sull’elezione del sindaco metropolitano. Quale la strada?

    La gestione politica di un nuovo livello istituzionale come la Città Metropolitana di Reggio Calabria fa gola a tanti, dai singoli politici ai partiti. I soldi e il potere da amministrare sono consistenti e, ahi noi, soprattutto dalle nostre parti, questo scatena una corsa a trovare la strada migliore per entrarne prima o poi in possesso. Deriva da questo, probabilmente il dibattito acceso sulla modalità di selezione del sindaco metropolitano. Eletto direttamente dal territorio oppure semplicemente investito dell’incarico per il fatto di essere il primo cittadino del comune capoluogo? La legge, ci ha spiegato il sindaco Falcomatà, individua entrambe le strade ma “quando vuole che una di esse sia difficilmente percorsa la complica fino a renderla impraticabile”. E poi spiega che l’investitura automatica del sindaco del comune capoluogo è quella più semplice, già prevista e preferita dal governo centrale. Lo statuto può comunque prevedere l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, ma, in questo caso, la legge Del Rio impone  la suddivisione del territorio del comune capoluogo in più comuni. Questa  costruzione sarebbe più rispondente alle caratteristiche delle Città metropolitane di grandi dimensioni ( vedi Roma e Milano) e non coerente con le specificità delle Città metropolitane di medie dimensioni tra cui rientra Reggio Calabria. Sarebbe infatti antistorico e soprattutto antieconomico voler dividere il comune di Reggio in più comuni, soprattutto nell’ottica del contenimento dei costi della politica in nome di una ventilata migliore rappresentatività delle vocazioni del territorio comunque garantite dall’attuale sistema elettorale di secondo livello.  Il ruolo e la partecipazione dei Comuni di tutta la provincia viene inoltre garantito dal Consiglio Metropolitano, nel quale essi sono rappresentati direttamente. Detto ciò, il dibattito è aperto e Falcomatà si dice pronto a tutte le valutazioni possibili. D’altra parte, aggiunge, dover partire dopo degli altri, se da una parte è uno svantaggio, dall’altra ci offre la possibilità di capire quali siano le buone pratiche adottate altrove, e allo stesso tempo quali errori sono stati compiuti, in modo da non ripeterli. Sulla stessa lunghezza d’onda si trova il professore ordinario di diritto amministrativo presso l’università Mediterranea, Francesco Manganaro, che sta lavorando alla costituzione dello statuto. “La legge Delrio, ha detto, è per certi versi, molto vincolante. Per cui non vi è un grosso spazio di manovra per effettuare delle modifiche, che invece sono possibili, in forme innovative, sia per quanto riguarda la partecipazione popolare, che sta alla base della costituzione della città metropolitana, sia per quanto riguarda la forma di Governo che dovrà essere adottata”.
    Marina Malara