Quattro anni di reclusione. È questa la condanna rimediata oggi da Rosy Canale, la presidente del “Movimento donne di San Luca“. Il Tribunale di Locri, presieduto da Amelia Monteleone, ha quindi sposato in pieno l’impianto accusatorio sostenuto dal pm antimafia Francesco Tedesco che per l’imputata aveva invocato una condanna a 7 anni di detenzione. La donna fu coinvolta nell’operazione dei Carabinieri, denominata “Inganno” avrebbe utilizzato parte dei finanziamenti elargiti dal Ministero della Gioventù, dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, dall’Ufficio Territoriale del Governo di Reggio Calabria e dalla Fondazione “Enel Cuore”, per scopi privati. La Canale infatti, presidente del “Movimento delle Donne di San Luca” aveva avuto in gestione l’ex immobile dei “Gambazza” inaugurato nel 2009 come ludoteca, ma che per la Procura, e adesso anche per i giudici, non sarebbe mai entrata in funzione.
Finita in un primo momento agli arresti domiciliari, il 31 dicembre del 2013 la Canale era stata scarcerata dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che aveva accolto quindi l’istanza avanzata dal collegio difensivo. A detta dei giudici, i soldi destinati al Movimento “Donne di San Luca” “sono stati biecamente piegati ai propri interessi personali dalla presidente di quel movimento”.
Rosy Canale, come è riportato nell carte dell’inchiesta, avrebbe usato i finanziamenti dell’associazione per acquistare accessori e abiti firmati alla figlia, quindi i vestiti al padre e beni di lusso. Nel dettaglio la donna è accusata di aver «indotto in errore dapprima la prefettura e poi la fondazione Enel Cuore sulla serietà ed affidabilità delle motivazioni del Movimento». Con particolare riferimento ad primo un finanziamento di 160 mila euro utilizzati «per finalità esclusivamente private (ovvero l’acquisto di mobili ed arredamento per la propria abitazione, di abbigliamento e di una minicar per la figlia, di abbigliamento per sé e il padre, di una settimana bianca per sè e la figlia). A questo si sono aggiunti altri finanziamenti minori utilizzati sempre, secondo la ricostruzione degli inquirenti, per finalità private come «l’acquisto di una autovettura Fiat 500, sì intestata al Movimento ma di fatto utilizzata esclusivamente per le sue esigenze personali». Il Collegio inoltre ha stabilito il risarcimento dei danni, che andrà stabilito in sede civile, per le parti civili. Nel contempo ha condannato l’imputata al pagamento di una provvisionale di 40 mila euro in favore dell’ ” Enel cuore Onlus”.
An.Pa.






