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    “Non ci sono prove della sussistenza del delitto”. Gip archivia il caso Bergamini

    di Clara Varano – Archiviato. Denis Bergamini si è suicidato. Alla fine il giudice per le indagini preliminari ha deciso di accogliere la richiesta del pm ed ha archiviato il caso Bergamini, mai risolto, che continua a non vedere la luce. Sono chiari alcuni passaggi relativi alla morte del centrocampista del Cosenza avvenuta nel novembre 1989 a Roseto Capo Spulico: Denis era supino, Denis non aveva escoriazioni, i suoi vestiti non erano bagnati (nonostante piovesse), ma la tesi della famiglia, supportata dai test medico legali richiesti dal loro avvocato non è suffragata da “prove riconosciute dalla comunità scientifica”.

    L’ennesima beffa, insomma. La richiesta di archiviazione avanzata dai procuratori Giacomantonio e Anastasia “è condivisibile e deve essere accolta” perché “dall’attento esame del copioso materiale investigativo in atti e dalla disamina dei vari accertamenti tecnici eseguiti, è emersa, a parere del giudice, l’infondatezza della notizia di reato, da intendersi come assoluta mancanza di elementi di prova efficacemente rappresentativi della sussistenza del delitto”.

    Il caso era stato riaperto nel 2011 quando nuovi dettagli erano venuti fuori. Le incongruenze nei racconti dei due testimoni chiave della vicenda Isabella Internò, allora giovane ex fidanzata del calciatore, con lui al momento della morte, e Raffaele Pisano, l’autista reggino che raccontò d’averlo investito, anche se l’autopsia escluse ogni schiacciamento avvenuto a causa di un incidente stradale di quel tipo. Sì, perché, secondo il racconto di Isabella e del Pisano, almeno in un primo momento, Denis si tuffò sotto la ruota del camion che passava di lì. Notte di novembre, pioggia a dirotto, sulla statale 106.

    Quel che è certo è che non è finita. La famiglia vuole vederci chiaro. Donata Bergamini, scrive: “Come volevasi dimostrare. Ci sono voluti nove mesi per stravolgere la verità scientifica sulla morte di Denis. Trenta imbarazzanti pagine dove si liquidano come ‘sperimentali e non riconosciuti dalla comunità scientifica’ i procedimenti poposti dal mio avvocato per accertare il momento esatto della morte di mio fratello. Provo rabbia e vergogna nei confronti di mio fratello. Ora spero nel nuovo procuratore capo. Il 21 lo incontreremo”.

    Eugenio Facciolla, infatti, nuovo procuratore capo di Castrovillari, ha deciso di vederci chiaro su questa tragica morte.