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    Pasqualino Ruberto Lamezia

    Pasqualino Ruberto: ‘Sono in vantaggio rispetto a Sonni e Mascaro’

    “E’ stata una campagna elettorale complessa e difficile perché io mi sono schierato contro i due poli storici di centrodestra e centrosinistra e contro i potentati di turno che governano questi due poli”. Si riferisce a Paolo Mascaro, candidato del centrodestra, e Tommaso Sonni, del centrosinistra, Pasqualino Ruberto, sostenuto da ben sei liste alle prossime elezioni amministrative di domenica. “L’esperienza è stata entusiasmante con tanta gente che mi ha seguito e mi sta seguendo con un crescendo continuo e penso, in questo momento, di essere in vantaggio rispetto ai miei due competitor Sonni e Mascaro”.
    Un programma dettagliato il suo, che no ha mancato di descrivere agli elettori nel suo tour lametino che ha toccato tutti i quartieri della città. “Ho un programma – spiega – che ha previsto in maniera specifica e dettagliata l’azione amministrativa che ci sarà a Lamezia se dovessi essere chiamato a fare il sindaco”. E Ruberto parla proprio il linguaggio della politica e va dritto al sodo. “Partiremo subito con il programma dei primi 100 giorni. Sburocratizzazione dell’Ente, velocità di risposte alle richieste amministrative. Istituiremo un assessorato per la tutela del territorio, la trasparenza e la legalità. L’aiuto a qualunque percorso di investimento di capitali privati sul territorio lametino e poi, allo stesso tempo, l’avvio della grande programmazione per cambiarlo con nuove infrastrutture importanti, primo su tutte il porto”. Tutto, naturalmente, specifica il candidato, “con i fondi comunitari e il project financing, perché trattandosi di un comune in predissesto finanziario che non potrà avere grandi possibilità di contrarre mutui alla Cassa depositi e prestiti, o ci giochiamo la partita così oppure difficilmente riusciremo a costruire qualcosa per Lamezia”.
    Quanto alla Lamezia che eredita? “Non si può dire bene della città che erediterei se fossi eletto. Il giudizio sul passato è negativo. Se devo proprio salvare qualcosa, posso salvare la mano ferma di Gianni Speranza, nella comunicazione esterna rispetto a quella che è l’infiltrazione della criminalità organizzata sul territorio. Su questo penso che Speranza e i suoi uomini abbiano lavorato bene sul piano della comunicazione, anche se avrebbero potuto fare di più per la creazione di presupposti economici e di un risveglio forte della coscienza civica e della cultura che secondo me sono i baluardi contro la criminalità organizzata sul territorio”.

    (Clara Varano)