di Stefano Perri – Il futuro del porto di Gioia Tauro oggi passa da Genova. Nel pomeriggio il neo Ministro dei Trasporti Graziano Delrio era atteso nel capoluogo ligure per una serie di appuntamenti istituzionali ed elettorali. Tra gli obiettivi fissati anche quello di spiegare ai genovesi le idee che stanno alla base del nuovo piano sulla portualità, che sarà presentato a breve dal Governo. Un documento che sostanzialmente riordina governance e logistica dell’intero settore delle infrastrutture portuali italiane.
Alla stesura del piano, avviata già diversi mesi fa, prima delle dimissioni dell’ex Ministro Lupi, aveva partecipato un gruppo di esperti, scelti dal Ministero, tra i quali anche la Professoressa dell’Università Mediterranea Francesca Moraci, insieme a rappresentanti di Assoporti, Rete Autostrade del Mare, Confitarma, Contship, Ministero dei Trasporti, Cassa Depositi e Prestiti e Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Tra le novità più importanti certamente il giro di vite sulla governance che prevede la costituzione di otto Autorità di Sistemi Portuali i cui vertici saranno nominati dal Ministero dei Trasporti di concerto con le Regioni coinvolte. La bozza del piano presentato da Delrio prevede un’AdSP Nord Tirrenica (con Genova, La Spezia, Savona e Massa Carrara), un’AdSP Nord Adriatica (con Venezia, Trieste, Ravenna e Ancona), un’AdSP Tirrenica Centrale (con Livorno, Piombino e Civitavecchia), un’AdSP Sarda (con Cagliari-Sarroch e Olbia-Golfo Aranci), un’AdSP Campana (con Napoli e Salerno), un’AdSP Pugliese (con Bari, Brindisi, Taranto e Manfredonia), un’AdSP Siciliana (con Palermo, Catania ed Augusta) ed infine un’AdSP Calabra e dello Stretto (con Gioia Tauro e Messina).
Diverse le domande che circolano tra gli addetti ai lavori. In tanti ad esempio si chiedono se ci sarà un regime transitorio nella fase di passaggio tra l’autorità portuale e l’autorità di sistema. La scelta comunque va nella direzione di un accentramento delle competenze e di un maggiore coordinamento tra le infrastrutture portuali. ”Un settore così strategico per lo sviluppo del Paese come quello della portualità e della logistica – si legge nella bozza di quasi 200 pagine presentata da Delrio – determina la necessità di porre le scelte di pianificazione e gestionali nelle mani di un soggetto pubblico che abbia il controllo delle risorse finanziarie; che sia adeguatamente autonomo rispetto ai possibili condizionamenti di portatori di interessi locali, siano essi soggetti politici o economici, superando la debolezza e il localismo di molte delle attuali Autorità Portuali; che si possa porre quale interlocutore unico degli utenti (lato terra e lato mare) del porto, essendo titolare di tutte le competenze amministrative”.
Il nuovo modello di gestione dei porti italiani sarà dunque basato sulle autorità di sistema. L’obiettivo è ”l’identificazione di un Centro Amministrativo Unico” che operi anche ”avvalendosi delle Direzioni Portuali (con poteri sostitutivi), dipendendo dall’Organo Centrale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sola approvazione dei programmi di investimento infrastrutturale che prevedano contributi, dello Stato o di soggetti pubblici nazionali o comunitari”.
Le nuove Autorità di Sistema – si legge ancora nel documento – ”potrebbero avere poteri di direzione o di raccordo (specie sul piano organizzativo, facendosi carico dei relativi costi, essendo dotata di adeguata autonomia finanziaria) nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche aventi competenza su attività da realizzarsi nell’ambito portuale”.
Il modello di governance, secondo il rapporto ministeriale, punta alla “semplificazione della struttura organizzativa dell’ASP”, ma il presidente sarà “nominato direttamente dal ministro, di concerto con il Presidente della/delle Regione/i interessate”. Mentre il “Comitato di Gestione sarà composto, oltre che dal Presidente, da ulteriori membri nominati uno ciascuno dalle Regioni interessate e, ove presenti, dalle città Metropolitane ed in ogni caso non potrà essere composto da più di cinque membri, con l’eccezione dell’ASP Nord Adriatica”.






