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    De Raho: ‘Ora siamo una squadra, condividere indagini non è più rischio’

    di Stefano Perri – ”Qualcosa sta cambiando, sento intorno a me la forza dello Stato. Ora siamo una squadra e so di poter parlare e condividere le informazioni senza che ci sia il rischio di vanificare i risultati del nostro lavoro”. A parlare è il Procuratore della Repubblica di Reggio Federico Cafiero De Raho. Il riferimento, chiaro e pesante al tempo stesso, riguarda il rapporto tra la Procura e i vertici delle forze dell’ordine. La presentazione della terza edizione di Civitas, l’iniziativa organizzata dal Tribunale di Reggio Calabria in programma sabato al Cedir, è l’occasione per tracciare un breve bilancio dei primi tre anni di attività per il capo della Procura reggina.

    Rispondendo a domanda De Raho non si sottrae ad un’analisi su ciò che è oggi il rapporto tra i reggini e la magistratura, ed in particolare su quanto l’apparato giudiziario come una forza amica, capace di tutelare diritti. ”La gente inizia a notare il cambiamento – spiega il Procuratore – insieme alle forze dell’ordine abbiamo costruito una bella squadra. Nessuno vuole essere protagonista, nessuno pensa a far carriera. Tutti sono coinvolti verso il risultato comune di tutelare i diritti dei cittadini”.

    Ed il Procuratore percepisce che ”la parte di città che vuole stare al nostro fianco è ancora silenziosa ma sempre crescente, sento intorno il calore delle persone. I risultati – spiega – non sono ancora visibili, le denunce sono ancora poche e si riferiscono sempre a fatti e mai a responsabili, ma la direzione è quella giusta. Capisco le difficoltà ma adesso occorrerebbe il buon esempio di qualcuno che si senta di rischiare, perché oggi più che mai lo Stato e forte e può dare supporto”.

    Il Procuratore ricorda poi un episodio raccontato già durante la sua partecipazione all’edizione di Tabularasa di due anni fa, quando era arrivato in riva allo Stretto da poche settimane. Un giorno gli capitò di entrare in un ristorante insieme ad un collega e nonostante i tavoli fossero tutti liberi il proprietario rispose che erano tutti prenotati. ”Mi sono chiesto tante volte cosa passasse nella testa di quell’uomo – racconta oggi il Procuratore – ma adesso so che non è più così. Quando entro in un ristorante mi fanno accomodare volentieri. Reggio deve recuperare questo spirito. Ed una cosa è certa – conclude – io non andrò via finchè il risultato non sarà raggiunto”.