Sono 60 le aziende controllate, 21 i reati accertati e 91 le sanzioni amministrative elevate per un ammontare di circa 29.000 euro, nell’ultimo anno.
E’ questo il bilancio dell’attività del personale del Corpo Forestale dello Stato, dislocato in provincia di Reggio Calabria, nell’ambito nell’ambito della repressione al fenomeno delle cosiddette “vacche sacre”, ovvero bovini allevati allo stato brado, privi di qualsiasi contrassegno identificativo del proprietario, che pascolano in modo incontrollato anche in terreni coltivati, invadendo le sedi stradali e ferroviarie costituiscono un vero pericolo per l’incolumità pubblica.
Tale fenomeno, assai radicato soprattutto nel versante ionico della provincia di Reggio Calabria, è funzionale alla strategia di controllo del territorio rurale da parte di alcune “ndrine”. Queste consorterie mafiose, radicate nei rispettivi territori di appartenenza, tendono in tal modo a stratificare e mantenere veri e propri feudi, ponendo in essere azioni intimidatorie verso chiunque si opponga a tali soprusi (imprenditori, agricoltori, onesti allevatori di bestiame, comuni cittadini).
A ciò si aggiungono i rischi per la salute, connessa all’immissione nella filiera agroalimentare di carni macellate abusivamente e senza alcun controllo sanitario, fenomeno che il Corpo Forestale dello Stato contrasta con un intensa attività di controllo degli allevamenti bovini presenti in provincia, incardinata a seguito di specifiche direttive del Prefetto di Reggio Calabria e che è incardinata nella più ampia attività del cosiddetto “Focus ‘ndrangheta”, in collaborazione con le altre forze di Polizia.






