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    Omicidio Lanzino: il racconto degli ex boss

    Solo nel 2007 le rivelazioni di un pentito, confermate da altre dichiarazioni, indicheranno due persone come i colpevoli dello stupro e dell’omicidio di Roberta Lanzino: Luigi Carbone e Franco Sansone. «Roberta Lanzino è stata violentata e uccisa da Luigi Carbone e Franco Sansone a Falconara Albanese. Si era fermata o perché le si era rotto il motorino o per chiedere un’informazione». È Franco Pino che parla, boss del cosentino ristretto al 41bis negli anni ’90 nel carcere di Siano. È qui che secondo quanto raccontato agli inquirenti ha la certezza che Roberta Lanzino è stata uccisa da Carbone e Sansone e che nel 1989, un anno dopo l’efferato delitto, i Sansone fanno sparire Carbone perché pensava di raccontare la verità. Le sue dichiarazioni fanno riaprire il caso.
    «Ho ospitato nella mia cella Luigi Carbone (arrestato per una rapina, ndr) perché ho visto che era un ragazzo abbastanza risoluto ma non l’ho affiliato. Carbone, pace all’anima sua – perché secondo me è morto – era un lupo isolato, ma saputo gestire non sbagliava. Anche Ruà non è stato mai affiliato. Ma vedete bene, l’affiliazione era una forma per creare dei soldati, però quando c’erano persone valide l’affiliazione passava in secondo piano. Ruà ha trattato con mezza Calabria per conto mio ma non era affiliato. Carbone è stato vicino a me nel periodo carcerario, ma per me fuori non ha fatto nulla. I lupi sono feroci quando sono in branco, lui era lupo feroce anche da solo». Nel controesame Pino ha aggiunto: «Carbone era legato ai Sansone». «Ruà – ha raccontato Pino – è andato a vedere cosa stesse succedendo e i familiari di Luigi, a mezze parole, hanno detto che erano stati quelli della montagna, i Sansone: una persona anziana e due figli. Io non conosco i Sansone direttamente tranne una volta che siamo andati in una stalla a Falconara a prendere delle armi».
    Sarà Romeo Calvano, nel carcere di Siano nel 1995, a parlare a Franco Pino del delitto Lanzino: «Quando ci siamo trovati con Calvano al 41 bis, a Siano, lui mi spiegò che Carbone non meritava di essere vendicato perché aveva partecipato ad alcuni omicidi e anche a quello del cugino di Calvano». L’ex boss della ’ndrangheta cosentina, in realtà, ha appreso l’identità dei responsabili dell’omicidio di Roberta, in due circostanze, che il giudice Antonia Gallo ha chiesto di precisare: «L’ho saputo da Marcello e Romeo Calvano, la prima volta nel 1994 e poi in carcere a Siano nel 1995. Mi trovavo al 41 bis con Romeo Calvano, Antonio Sena e Nino Imerti di Reggio Calabria, eravamo in quattro celle e nell’ora d’aria passeggiavamo: ci alternavamo un giorno io e Sena, un altro io e Romeo. Romeo Calvano mi disse che Luigi Carbone era stato ammazzato da Franco Sansone e che ha partecipato all’omicidio Lanzino e a quello del maresciallo Sansone». Incalzato dal pm Carotenuto, Pino ha aggiunto: «Carbone e Sansone hanno violentato e ucciso Roberta Lanzino, nella zona di Falconara, non ricordo con precisione ma disse anche che Roberta era caduta con il motorino e ha incontrato Luigi e Franco. Mi pare che o era caduta o era scesa per chiedere un’informazione». Rispondendo a domanda diretta del presidente Gallo su come si era arrivati a parlare del delitto Lanzino, Pino ha chiarito: «Con Romeo Calvano parlavamo di altre cose quando si arrivò a parlare della scomparsa di Carbone e in questo contesto Romeo Calvano mi disse che Carbone era un indegno perché aveva commesso un’azione indegna e anche perché aveva partecipato all’omicidio del cugino. Non c’era un dubbio che lui potesse riferire una fesseria». Pino ha anche spiegato come i due presunti assassini sarebbero entrati in contatto con Roberta: «Per quello che ricordo la seguivano. C’è un altro episodio che non so se può interessare: due o tre giorni dopo il delitto una sera ero sul lungomare di San Lucido (estate 1988) in pantaloncini corti e trovai un cugino di Belmonte, nostro associato; io sapevo che era stato fermato per l’omicidio e gli ho detto “ma cosa hai fatto”? E lui rispose: “Non ho fatto nulla, mi hanno fermato perché ho una Fiat 131 come quella di Franco Sansone”. Io e Ruà quella sera eravamo a San Lucido». Le sue dichiarazioni saranno poi confermate dal boss Umile Arturi nel 2012.

    Clara Varano

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