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    Tribunale di Paola

    Omicidio Lanzino: il Dna e le novità del Ris scagionano Sansone

    Dopo 27 anni di indagini alla “vecchia maniera” la storia dell’omicidio Lanzino viene “scossa” da novità rilevanti. La scientifica analizza, con la riapertura del caso, nuovamente tutte le prove ed i referti repertati nel 1988. Viene isolata una traccia fisiologica dal terriccio raccolto sotto al corpo di Roberta. Da quella può essere estratto il Dna. È liquido seminale.
    Nel 1988 non era stato possibile, ma la scienza è andata avanti. Oggi sì. Iniziano i test dei Ris. Alla Procura di Cosenza, dove fra poche ore verrà emessa la sentenza nei confronti degli imputati nel processo Lanzino, Luigi Carbone, scomparso nel 1989, e Franco Sansone. Immediato il confronto con il principale sospettato, l’unico vivo, ma nulla di fatto. In gergo scientifico “gli alleli non corrispondono”, lo sperma rinvenuto non è di Franco Sansone. La richiesta dell’assoluzione di Sansone per lo stupro e l’omicidio Lanzino è immediatamente successiva. A parte le dichiarazioni dei pentiti e il racconto di una testimone non diretta che ha raccontato per sentito dire da una amica, ritrovata morta, la storia, nulla riconduce Sansone su quella strada il 26 luglio del 1988, quando Roberta fu brutalmente violentata e uccisa.
    Tutto da rifare, dunque, o almeno in parte. “Ignoto 1” è ancora da identificare e su questo si baserà il probabile filone di indagine dopo la sentenza. Il procuratore di Paola Bruno Giordano e i sostituti Maria Camodeca e Sonia Nuzzo hanno pensato ad una strategia come quella do Yara Gambirasio per restringere la rosa dei sospetti.
    Oltre alla morte di Roberta, Francesco Sansone, insieme al padre ed al fratello, per il quale è stata chiesta l’assoluzione, sono anche accusati dell’omicidio di Luigi Carbone, la cui scomparsa è avvenuta nel 1989.

    (CLaVa)