• Cosenza, Ferri (UIL): In provincia alto rischio idrogeologico e pochi pompieri

    “Sembra solo ieri che il paese di Cerzeto sia stato spazzato via da una frana e oggi ci ritroviamo ad assistere al ripetersi della stessa cosa ad Oriolo Calabro, in una provincia come quella di Cosenza dove molti dei 155 comuni sono ad elevato rischio idrogeologico”. Lo scrive in una nota Bonaventura Ferri, Segretario Generale Territoriale della Uil dei Vigili del Fuoco di Cosenza. “Nei mesi scorsi – aggiunge Ferri – abbiamo chiesto l’attivazione della classe politica del territorio per ottenere il potenziamento del servizio di soccorso nel territorio cosentino”.

    Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha avuto un potenziamento di 1000 unità, era un occasione per dare una risposta ai nostri cittadini che pagano le tasse, come nel resto d’Italia, ma poi non hanno gli stessi servizi. In provincia di Cosenza arriveranno solo 4 vigili di quei 1000 in più che verranno distribuiti negli altri territori. “Questa cosa – spiega Ferri – non è assolutamente tollerabile, tutta la Calabria ha bisogno di maggiori attenzioni da parte del Governo, basta pensare alle passate emergenze degli incendi estivi, alle ripetute alluvioni o alla sismicità del territorio ma, in questa Calabria, la provincia di Cosenza sembra una cenerentola!”.

    Infatti, a fronte del 37% della popolazione regionale e del 44% del territorio ci sono solo il 21% di Vigili del Fuoco. “Nella Provincia di Cosenza il numero dei Vigili del Fuoco andrebbe raddoppiato! – afferma Ferri – nella provincia di Cosenza c’è 1 vigile del Fuoco ogni 2700 abitanti, nel resto della Calabria 1 ogni 1200. Con questa situazione, l’intera classe politica cosentina dov rebbe farsi portavoce dei bisogni del territorio chiedendo ciò che è giusto. Anche secondo i parametri europei, che prevedono un minimo di un Vigile del Fuoco ogni 1500 abitanti, prosegue Ferri, l’organico del Comando Provinciale di Cosenza andre bbe raddoppiato e, invece, non si riesce ancora ad attivare neanche la caserma di San Giovanni in Fiore. Il problema – conclude il sindacalista – è che i cittadini quando hanno bisogno di soccorso chiamano il 115, mi piacerebbe che a rispondere alle linee di soccorso ci fosse la classe politica della nostra provincia”.

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