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    Donatella Monteverdi Libera Catanzaro

    Catanzaro e criminalità. Monteverdi: ‘Anticorpi per non morire di morbillo’

    Il caos calmo. Catanzaro non è abituata ad avere attentati, ad avere minacce forti. Catanzaro è una città calma. Eppure qualcosa è cambiato. Oggi pomeriggio centinaia di persone scenderanno in piazza per dire “Catanzaro libera Catanzaro”. Qualcosa è cambiato. Il vento è cambiato e strill.it ne ha parlato a poche ore dalla manifestazione con Donatella Monteverdi, referente di Libera nel capoluogo.

    Incendi in supermarket, bombe, edifici balneari distrutti dalle fiamme. Noi nell’isola felice di Catanzaro non ci siamo abituati. Cosa succede?

    Cosa succede…Beh, possiamo dire che Catanzaro è una città dove spesso le cose sono abbastanza sotto traccia, carsiche, però i fiumi carsici sono quelli più pericolosi. Sono quelli che quando poi escono fuori sono i più difficili da controllare. Proprio perché questa città non ha gli anticorpi, no? Quando gli spagnoli arrivarono in America fece più morti il morbillo che la spada. È necessario secondo noi che la città costituisca i suoi anticorpi e per farlo deve prima di tutto sentirsi comunità.

    Qualcuno ha detto che non è criminalità, ma Calabria è possibile che dietro ad una bomba non ci sia la ‘ndrangheta?

    Sui casi specifici saranno gli organi deputati a dire la loro. Certo è, però, che questa situazione determina un allarme. E siccome non possiamo escludere a priori che queste cose siano se non direttamente addebitabili alla criminalità organizzata, sicuramente si pongono in un humus che è quello costruito dalla criminalità organizzata, dobbiamo intervenire. Non so se i fatti siano direttamente espressione della criminalità, ma noi sappiamo benissimo che non si muove foglia se non c’è vento. È chiaro che rispetto a queste cose dobbiamo prepararci. Senza fare estremi allarmi. Prefetto, procuratore e questore ci dicono che la cittadinanza deve essere il primo argine. Non dobbiamo considerare la mafia invincibile. Dobbiamo fare in modo che ogni cittadino, ogni imprenditore la consideri vincibile e per questo invitiamo a denunciare.

    Qual è il rischio senza presa di coscienza?

    Il rischio è che Catanzaro finisca come le città del Centro-Nord, che pensavano che fosse solo un fenomeno di infiltrazione e poi si sono trovati la mafia seduta nei Consigli Comunali. Per noi è importante capire quali sono le radici del fenomeno mafioso. Non bastano le forze dell’ordine, deve essere coinvolta la comunità. Questo significa che la mia libertà non finisce dove inizia la libertà di un altro, ma dove finisce la libertà di un altro. Quello che viene fatto a qualcuno della mia comunità e come se venisse fatto a me. Andare oltre il concetto di prossimità. Per fare questo vanno sconfitti due elementi: la diffidenza e il disagio sociale.

    Le campagne di Libera vanno molto verso quella direzione. Mirano molto a colmare le differenze sociali…

    Oggi basta aprire il sito di libera e basta vedere quali sono le campagne per compredere. “Miseria Ladra”, di cui io sono referente regionale, che ha lanciato la campagna sul reddito di cittadinanza, reddito di dignità. Noi pensiamo che la dignità debba essere coltivata. A noi sembra fondamentale. Un ragazzo calabrese che non ha i soldi per stare all’università debba poter costruire il suo futuro. Un padre di famiglia che non può comprare i libri ai propri figli debba avere questa possibilità. Dobbiamo lavorare su due fronti. Sul bisogno primario, il che significa consentire una egual formazione a tutti. E consentire ad un laureato di ingegneria che di lavorare nel suo campo. Dando dignità al lavoro e non al reddito. Noi siamo una repubblica fondata sulla dignità del lavoro e non del reddito. Il secondo fronte è quello dei bisogni indotti. È necessario far capire ai nostri giovani che è importante acquisire conoscenze, consapevolezze e la loro vita non si deve risolvere nei bisogni indotti dal mondo che vediamo e quindi per essere felici bisogna avere per forza una macchina potente.

    Si può essere felici anche facendo qualcosa per gli altri…
    Certo! Ti faccio l’esempio di una realtà che noi siamo riusciti a creare senza bisogno di intervento pubblico. Libera e l’Agesci si sono unite per fare un piccolo doposcuola a viale Isonzo, dove ci sono bambini che non sanno leggere e scrivere in quinta elementare ed in prima media. Quella è un’esperienza che fa bene a loro ma anche a noi. Come ha detto anche il Papa, bisogna avere compassione. Compassione non significa avere una sorta di paternalismo borghese nei riguardi di coloro che sono stati meno fortunati di noi, ma significa patire insieme, essere prossimi a chi ha più bisogno.

    La manifestazione di oggi cosa rappresenta?

    L’unione di tante realtà cucite insieme, un bel patchwork. Un desiderio di vederci, di stare insieme. Questa è una città molto chiusa in se stessa. Noi oggi arriviamo in piazza e diciamo “Buonasera”.

    (Clara Varano)