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    ‘Favori’ a Luciano Lo Giudice, assolti i poliziotti Militello e Periti

    di Angela Panzera – Assolti con formula piena. Lo ha deciso pochi minuti fa il giudice monocratico, Maria Celeste, che ha scagionato da ogni accusa i poliziotti Castrenze Militello e Matteo Periti. Erano accusati di aver omesso di trasmettere in Procura un’informativa per alcune irregolarità amministrative commesse dal Luciano Lo Giudice, il presunto boss dell’omonima cosca condannato in primo grado a 20 anni per associazione mafiosa. Nonostante il pm Antonella Crisafulli all’esito di un lungo dibattimento ha chiesto la condanna a 1 anno di carcere ciascuno per i due imputati, il giudice monocratico ha sposato quindi le tesi dei difensori ossia Renato Russo, per Perit, e Francesco Albanese e Andrea Alvaro, per Militello). La vicenda trae origine nell’ottobre del 2007 con un controllo su una serie di bar ubicati sul Corso Garibaldi. Tra questi anche il “Caffè Garibaldi”, situato proprio di fronte alla Questura e di proprietà di Luciano Lo Giudice, tramite una cittadina rumena, Beatrice Enacopol. I controlli degli agenti di polizia, però, si estendono alla cornetteria “Peccati di Gola”, nei pressi della stazione ferroviaria, una delle altre attività altamente redditizie del rampollo della famiglia Lo Giudice. Nel corso di questo controllo verranno evidenziate diverse irregolarità: dai dipendenti senza copricapo (necessario per motivi igienici), all’assenza della tabella dei giochi proibiti per le slot machine installate nel locale. Queste irregolarità avrebbero dovuto prevedere una denuncia per il titolare e una multa “salata”, circa 4 mila euro. Queste irregolarità sarebbero poi dovute essere comunicate alla Dda dello Stretto che nel frattempo stava indagando sul clan Lo Giudice. E proprio secondo la Procura che il fascicolo sia “sparito nel nulla” non è un caso. Militello, all’epoca dirigente della Polizia Amministrativa e l’ispettore Periti infatti erano accusati di aver omesso di denunciare alla Procura della Repubblica un reato amministrativo-penale, commesso da Luciano Lo Giudice. Quest’ultimo però mai avrà contatti con il vicequestore Militello. La Dda arriverà a lui attraverso una intercettazione captata fra Lo Giudice e la sua commercialista, ossia la dottoressa Enrica Staltari. Alle 11.37 del 26 ottobre 2007, infatti, viene captata una conversazione tra i due e la Staltari riferisce a Lo Giudice di essere stata “dal dottore”. E questo “dottore” per inquirenti era proprio Militello. La Staltari avrebbe comunicato a Lo Giudice che “il dottore ha detto che è tutto apposto e ti saluta!”. Militello però ha più volte ribadito non solo la sua estraneità ai fatti contestati, ma ha più volte affermato che non avrebbe mai osato omettere la trasmissione di notizie di reato nei confronti di nessuno. Parole queste, che insieme a quelle profuse nelle ampie argomentazioni difensive, hanno convito il giudice che lo ha assolto, insieme ad uno dei suoi ispettori, da un’accusa gravissima.