• Cgil, incontro a Catanzaro: “Jobs act, diritti in pezzi. Come difendere il lavoro”

    Difendere la persona che lavora, nel pubblico e nel privato, strutturata, precaria o disoccupata, mentre prende piede una riforma del mercato del lavoro, il Jobs act, che punta “alla liberalizzazione dei licenziamenti illegittimi, al demansionamento, alla riduzione dei salari e degli ammortizzatori sociali e che in realtà non elimina i contratti di collaborazione come annunciato”. Se n’è parlato nel corso dell’iniziativa di Cgil Calabria “Jobs act, diritti in pezzi. Come difendere il lavoro” alla Provincia di Catanzaro, presieduta dal segretario generale Cgil Calabria Michele Gravano, con la conclusione dei lavori affidata alla segretaria nazionale Cgil Serena Sorrentino e con un dettagliato intervento del professore di Diritto del Lavoro dell’università Magna Graecia di Catanzaro Antonio Viscomi.
    L’avvocato Maria Irene Rotella dell’ufficio vertenze legali Cgil Calabria, ha posto l’accento sul problema dei licenziamenti, poiché “con questa nuova riforma il diritto del reintegro non esiste e, di fronte ad un licenziamento illegittimo, c’è solo una tutela risarcitoria, con risarcimenti bassi, e con giudici che di fronte al nuovo impianto legislativo diventano essenzialmente notai”.
    “Che bisogno c’era di creare un contratto con minori tutele, per creare sviluppo? – ha detto la segretaria Cgil Calabria Claudia Carlino- C’è bisogno di un nuovo Statuto per i lavoratori e i precari, perché il Jobs act lascia all’impresa la possibilità di scegliere e fare quello che vuole nei riguardi dei dipendenti mercificando sempre di più il lavoro. E la vera novità del Jobs act è che per la prima volta il tempo indeterminato diventa precario. Altra questione, tema ammortizzatori sociali: in Calabria il nuovo impianto crea un grave problema, con circa 25 mila persone a cui non si può garantire copertura, un dramma sociale”. La segretaria di Cgil Calabria ha posto l’accento anche sulla precarietà che permane, con questa riforma del lavoro:” tra i contratti precari è stato cancellato solo il job sharing, così poco usato che non se ne accorge nessuno” e di un sindacato che ora più che mai deve avere grinta per difendere il lavoro attraverso la contrattazione.
    “Per la prima volta una riforma del lavoro che fa pochissimi riferimenti alla contrattazione collettiva e va sterilizzando la funzione giudiziaria – ha detto tra le altre cose Serena Sorrentino, segretaria nazionale della Cgil – il contratto a tempo indeterminato è stato reso precario, decade l’articolo 18 e in più i risarcimenti in caso di licenziamento illegittimo sono sempre più bassi, laddove Paesi che non hanno l’articolo 18 prevedono però risarcimenti molto alti”. Alfredo Iorno, segretario di Funzione pubblica Cgil Calabria, ha fatto tra lealtre cose riferimento ai tre milioni di lavoratori in nero e mille morti bianche in Italia “mentre le ispezioni diminuiscono sempre di più.”

    Il professore di Diritto del Lavoro dell’università Magna Graecia, Antonio Viscomi, ha parlato di funzione del sindacato oggi e del Jobs act. “Intanto non siamo di fronte a una riforma, ma a un vero e proprio processo riformatore. Concentrandoci non solo sulla questione licenziamenti, vediamo che il Jobs act è molto più “perfido” e complesso – ha detto il professore – in un impianto che, come un quadro, più si guarda da vicino più appare sfuocato”. Ancora “Parliamo di una questione politica, perché un modello di diritto del lavoro corrisponde a un modello di società, e a pezzi, più che il diritto, è la coesione sociale – ha aggiunto Viscomi – e si aggiunga che, come in una ricerca di due economiste del Fmi, dove è diminuito nel mondo il ruolo del sindacato si è manifestata più diseguaglianza. La legge non crea il lavoro, il lavoro lo creano le politiche industriali, ma il ruolo dello Stato nell’economia, con le politiche neoliberistiche, è sempre più marginale, mentre le politiche industriali richiedono interventi seri dello Stato anche per l’innovazione tecnologica. Col Jobs act, guardando anche alla riforma costituzionale, vediamo che si stanno creando una agenzia unica per le ispezioni e una agenzia nazionale per l’occupazione. Chi gestirà i fondi comunitari e le politiche attive del lavoro? E’questo il definitivo cartellino rosso per il decentramento delle politiche del lavoro, con competenze esclusive dello Stato e un neocentralismo laddove le dinamiche del lavoro sono locali, in una forte contraddizione con politiche del lavoro e contrattazione che dovrebbero avere caratura regionale. Una società divisa tra neocentralismo e individualizzazione dei contratti”. Un sindacato, spiega Viscomi, che diviene “eroico in un modello di società in cui il centro fa meglio della periferia e l’io è meglio del noi”.