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    Operazione Gentleman droga in Paraguay

    La ‘ndrangheta supera le frontiere con gli emigrati e stringe alleanze con i Narcos

    di Clara Varano – Era un “emigrato di origini coriglianesi” che vive in Sud America ad assistere gli “Zingari” nel non facile rapporto con i narcotrafficanti paraguaiani “Lopez del Gadillo”. ‘Ndrangheta e Narcos, si sa, hanno legami che trovano radici nel tempo. I signori della droga sudamericani in Italia si fidano solo dei “calabresi” e questa volta non c’era nulla di diverso. Un affare. Soldi facili, perché i calabresi contrattano sul prezzo ma pagano in contanti e pochi problemi perché “hanno il porto a disposizione”. In realtà non andò così. I soldi sì, erano facili, ma non è stato altrettanto facile portare la droga nel nostro Paese.

    Ad allacciare i rapporti Filippo Solimando, fermato ieri durante l’operazione “Gentleman” insieme ad altre 32 persone considerate legate alla criminalità organizzata cosentina, ma non solo. Tra giugno e luglio 2013, Solimando andava in Argentina e, da lì, in Paraguay. In Sud America, quindi, trattava l’acquisto, per 8mila dollari al chilo, di 130 kg di cocaina dal Cartello “Lopez del Gadillo”.

    Per evitare che i suoi viaggi in Argentina e in Sud America fossero sospetti a Corigliano era stata aperta anche una società di importazione ittica proveniente dal Sud America, come gamberetti.

    Gli associati avevano predisposto una sorta di modello organizzativo per importare, stabilmente, grossi carichi di cocaina. Lo stupefacente viene prodotto in Paraguay, deve essere trasportato fino in Brasile, stivato in un container al porto di San Paolo con un carico di copertura poi trasportato sino al porto di Gioia Tauro (RC) a bordo di una nave in transito. A Gioia Tauro (RC) è previsto il ritiro dello stupefacente secondo una tecnica consolidata. Il carico di copertura deve, poi, proseguire il suo viaggio a bordo del mercantile verso la successiva destinazione italiana dove viene sdoganato e, quindi, controllato dalle autorità nazionali.

    A mantenere i rapporti con i narcotrafficanti in Sud America, per conto dei calabresi, sarebbero stati, secondo quanto si legge ne Fermo di indiziato, Carmine Alfonso Maiorano e Pedro Juan Petrusic, entrambi indagati.

    Ad ottobre 2013 i calabresi, avrebbero pagato anticipatamente la fornitura di 130 kg di cocaina, consegnando a Madrid 100mila euro nelle mani dei narcotrafficanti sudamericani. Per vari motivi il carico non fu mai consegnato, per questo motivo si ripiegò sull’Olanda per fare rifornimento.

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