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    Blackberry e chat su internet, così i ‘signori della droga’ credevano di non essere intercettati

    Si sa, le telefonate vengono intercettate, gli sms anche ormai, qual è, dunque, la tecnica che i presunti narcotrafficanti fermati ieri durante l’operazione “Gentleman” contro il clan degli zingari di Cosenza, utilizzavano per non essere intercettati, o meglio per cercare di non essere intercettati, dagli inquirenti? Le chat generate da apparecchi telefonici Blackberry.

    Fino a pochi mesi fa, infatti, non era possibile per gli investigatori risalire ai contenuti di questo tipo di chat, solo recentemente, naturalmente senza che gli indagati ne avessero il minimo sospetto, le forze di polizia sono riuscite a penetrare anche in quel tipo di comunicazione.

    Certi che fossero esenti da controlli giudiziari i 33 indagati si scrivevano indisturbati entrando in chat attraverso il proprio nikname e Pin. I finanzieri hanno curato con certosina precisione l’attribuzione ai singoli indagati dei diversi sistemi di comunicazione, cioè sia delle schede telefoniche che dei Pin. Inoltre hanno spiegato i criteri utilizzati per identificare i parlatori delle conversazioni ambientali. Per alcuni indagati vi è stata, addirittura, necessità di attribuire un nomignolo col quale l’indagato veniva additato nel corso delle conversazioni intercettate, come ad esempio Napoleone, Anna (nonostante l’interlocutore fosse maschio), Gonzales.

    (ClaVa)

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