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Home CITTA Catanzaro

Commissione antimafia a Catanzaro: pochi magistrati, territorio ad alto rischio

24 Febbraio 2015
in Catanzaro, CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Nel mirino dell’antimafia amministrazioni ‘comunali e anche provinciali’

Terreno fertile e poche difficoltà per la ‘ndrangheta nel territorio catanzarese. Questa è la summa di una intera giornata, ben 5 ore di colloqui consecutivi, che la Commissione parlamentare antimafia ha trascorso in Prefettura a Catanzaro. Che la ‘ndrangheta fosse radicata sul suo territorio non è una novità. Che fosse sedimentata anche altrove lo hanno dimostrato le numerose inchieste, l’ultima in ordine di tempo quella denominata “Aemilia”, ma prima ancora “Minotauro” (Leggi sentenza della Cassazione), “Infinito” e potremmo continuare. Così come molti, il procuratore Nicola Gratteri in primis, sarebbero pronti a garantire con ceralacca, che si tratta dell’unica criminalità organizzata presente in ogni Stato del mondo.

Sì però, lasciare uno dei distretti criminali, quello di Catanzaro che racchiude ben 5 territori ‘ndranghetisti, quello di Vibo dei Mancuso, quello di Crotone dei Grande Aracri, quello di Cosenza degli “Zingari”, quello di Lamezia dei Torcasio e quello di Guardavalle dei Gallace/Novella, con le armi spuntate non è proprio sinonimo di “lotta dura alla criminalità”. E’ risaputo, la Dda di Catanzaro è sguarnita di magistrati. Quelli che ci sono sono sottoposti a continue pressioni, come il procuratore Pierpaolo Bruni, e la mole di lavoro non manca, non accenna a diminuire ed è sempre più corposa. Questo, dunque, al centro dei discorsi, oltre naturalmente alla discussione sul 416 ter tra Rosy Bindi e Vincenzo Lombardo (Approfondisci qui), fatti oggi in prefettura e che hanno visto la Commissione antimafia parlare prima con i Prefetti delle 4 province di cui è responsabile la Dda di Catanzaro e poi con i procuratori stessi.

Una penuria che riguarda procuratori, ma anche magistrati giudicanti e personale amministrativo tale da rendere la terza Procura distrettuale antimafia d’Italia “inadeguata dal punto di vista numerico relativamente alla mole di lavoro che c’è da svolgere”, conclude proprio Rosy Bindi, mettendo in luce il rischio del’impunità e dell’inadeguatezza delle indagini dovuta proprio alla scarsità numerica di chi lotta alla criminalità.

Tags: commissione antimafiaRosy Bindi
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